Le Due velocità della Settimana Santa a Taranto – Parte Prima

LE DUE VELOCITA’ DELLA SETTIMANA SANTA

A TARANTO

 

parte prima

 

 

Fa molto strano partire per Taranto in questi giorni, è da poco accaduto il terremoto in Abruzzo, giornali, internet e TV non parlano d’altro e se penso che passerò da quella regione martoriata a gran velocità con il treno come se niente fosse, un po’ mi sembra fuori luogo questo viaggio di “piacere”, complice ritrovare gli amici e compari tarantini dello Shalom che ho laggiù.

 

 

 

Ecco il concetto di velocità ricorrerà molto in questi giorni della Settimana Santa a Taranto, perché la città sembra viaggiare a due ritmi diversi: quello normale della vita di sempre e quello dei Riti.

 

Il Mercoledì lo passo praticamente tutto in treno: Empoli – Firenze, Firenze – Bologna, Bologna – Bari, Bari  – Taranto; sorpasso in velocità l’appenino, poi scendo lungo tutta la riviera romagnola, le colline marchigiane, la costa abruzzese, entro nella pianura foggiana e arrivo in serata nel porto di Taranto, ad attendermi il mio amico Fabio, che presto diventerà Papà come mi ha detto al telefono qualche giorno prima….mi accompagna a casa sua dove mi ospiteranno, poi con lui e Angela (sua moglie) usciamo e andiamo a incontrare gli altri ragazzi del Movimento, che si riuniscono la sera stessa; un momento di preghiera molto intenso, poi andiamo a cenare tutti assieme in una pizzeria, ci raccontiamo un po’ le reciproche novità (come vanno le cose in Toscana, come vanno qui da voi), rincontro anche la mia compagna di avventure Burkinabé Marisa, poi tutti a nanna, da domani ci aspettano due giornate intense.

 

 

Perché il fulcro della Settimana santa di Taranto sono proprio il Giovedì e Venerdì Santo, durante i quali si snodano le processioni dell’Addolorata e dei Misteri, assieme a quella dei Perdune.

Per chi non è pugliese o tarantino, questi riti possono sembrare pomposi o eccessivi, con una ritualità eccessiva che stride con il presente della Chiesa moderna; invece per il tarantino sono le proprie radici, il modo per mostrare il proprio pentimento e devozione nella Pasqua.

Le origini spagnole dei riti tarantini (il creatore Don Diego Calò li fece svolgere per la prima volta nel 1703) non bastano a spiegarne i meccanismi e il suo spirito, devono essere seguite almeno una volta nella vita per coglierne quantomeno l’essenza.

 

 

E qui che per la prima volta percezione di queste due velocità, trovandomi davanti ai Perdune: queste coppie di confratelli (due sono le confraternite che curano le processioni, quella del Carmine per i Misteri e quella dell’Addolorata per l’omonima processione), incappucciate, con il cappello in testa e il bastone in mano che ricordano i pellegrini che si dirigevano a Roma, camminano lentamente, quasi in stop-motion, con un lento dondolarsi che qui chiamano Nazzecata, a piedi nudi, in processione nelle chiese della città dove sono allestiti i Sepolcri (così chiamati nella tradizione popolare gli altari dove si mette il Santissimo in adorazione, poi rinominati Altari della Resurrezione) …..sembra di vedere due mondi che scorrono parallelamente, il caos e la vita frenetica di oggi scorre accanto al lento incidere dei Perdune, che sembrano provenire da un’altra epoca, che scrutano il mondo dai piccolissimi buchi dei loro cappucci, che non sembrano vedere altro che i confratelli avanti a loro o la chiesa che si avvicina, incrociando ogni tanto lo sguardo dei passanti che li osservano o gli scattano una foto, magari con i cellulari come ho visto fare a molti ragazzini, quasi fossero divi dei reality o dello sport, oppure lo sguardo dei piccoli che guardano a questi devoti come fossero usciti da qualche fiaba o racconto di fantasmi, coperti come sono dai loro cappucci bianchi.

 

 

Li seguo partire dalla loro chiesa madre, la Chiesa della Madonna del Carmelo (o del Carmine), li vedo partire in due cortei, uno verso la Città Vecchia (da dove partirà l’Addolorata) l’altro dentro la Città Nuova, non prima di essersi messi in adorazione davanti al loro altare: li vedo entrare nella chiesa, togliersi il cappello e mettersi in fila assieme ai fedeli, avviarsi lentamente verso l’altare, dove già ci sono due confratelli, inginocchiati, i cappucci alzati (perché davanti a Dio non ci si deve nascondere), perché durante la processioni dei Perdoni mai una chiesa deve rimanere incustodita; i due confratelli si ricalano i cappucci sulla faccia e si alzano, le due coppie di mettono uno di fronte l’altro, un gesto simultaneo e si scambiano i ruoli, con la coppia appena arrivata che si posiziona al posto della precedente e la precedente che parte verso la chiesa successiva, così per tutto il giorno fino alla notte fonda.

 

Nel frattempo ci dirigiamo verso la città vecchia, per preparare a seguire la Processione dell’Addolorata, che partirà a mezzanotte dalla Chiesa di San Domenico…arriviamo  poco prima che cominci la discesa dall’alta scalinata della chiesa e qui entro in contatto con l’altra grande particolarità dei riti, le marce funebri.

Se da noi la banda è sinonimo di chiamata gioiosa alle feste o di solenni momenti pubblici, qua la banda accompagna anche il momento di saluto e addio a questo mondo, la morte: se siamo abituati a un momento intimistico, con il triste corteo che quasi in silenzio attraversa il nostro paese nell’ultimo viaggio, qua il ritmo triste e solenne degli strumenti musicali sembra quasi chiamare la gente a raccolta, che tutto il paese partecipi, che si faccia corteo dietro al feretro, da qui la nascita delle marce funebri, che nel sud e qua a Taranto hanno grande tradizione musicale.

La banda dalla base delle scale attende la discesa della statua della Madre di Gesù che per tutta la notte e fino alle 15 del giorno dopo cercherà piangendo per tutta la città vecchia prima e la città nuova poi il corpo del figlio, nel lento e maestoso incedere della nazzecata che la farà oscillare per tutto il suo viaggio, scortata dai nerovestiti confratelli dell’Addolorata, in coppie, incappucciati di bianco e cinti di corone di spine, anche loro nel lento e prolungato dondolio che verrà gestito nel ritmo e nei tempi dal Troccolante.

 

Chi è il Troccolante? E’ colui che aprirà e terrà la testa del corteo, a lui il compito di far aprire la folla oceanica davanti a sé, a lui il compito di coordinare i Mazzieri, ovvero i confratelli che con una mazza con le insegne della Confraternita vanno a ricompattare le coppie dei confratelli o dare i cambi per soste rigeneranti a chi ha bisogno durante la lunga e difficoltosa marcia della processione; Egli farà tutto questo con la Troccola, una targa che tiene nella destra dotata di sonagli che muove ritmatamente per dare il tempo della marcia, che ogni qualvolta smettew di suonare da il segnale di stop alla processione e il momento di suonare alla banda per accompagnare le fasi salienti del cammino dell’Addolorata.

Tre ore, tre interminabili ore metterà la Madonna per scendere dalle scale di San Domenico e raggiungere Piazza Fontana, dove la maggior parte dei tarantini la attende trepidante, poi prenderà verso il lungomare per raggiungere all’alba il Ponte Girevole, che da tempo unisce la Città Vecchia alla Città Nuova…purtroppo la stanchezza mia e dei miei amici non mi concede vedere questo momento, ma domattina la incroceremo comunque…. 

 

 

 Foto © Enrico Bertelli “Taigermen” – 2009

1 Comment

  1. L’ha ripubblicato su Prossima Fermatae ha commentato:

    Durante le festività Pasquali, in tutta Italia sono numerose le processioni, i riti e le manifestazioni popolari e religiose che celebrano i riti della Passione, della Resurrezione e della Pasqua.

    La Pandemia che ha investito il nostro Paese ha bloccato e fatto rimandare a tempi migliori tutti questi eventi, ma voglio cogliere l’occasione per ripescare, dagli archivi del Blog, il racconto in due parti di quando, nel 2009, complici amici pugliesi, ho assistito e raccontato I Riti della Settimana Santa di Taranto.

    Ecco la prima parte di quel racconto.

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