La Prima Rece non si scorda Mai – Zero Dark Thirty

Nuovo appuntamento con la rubrica cinematografica, stavolta vi parlo dell’ultimo film della regista Kathryn Bigelow (regista di “The Hurt Locker”) e candidato all’Oscar: Zero Dark Thirty

 

(La locandina ufficiale del Film)

(La locandina ufficiale del Film)

 

 

La Trama – Il film narra le vicende e le azioni che, a partire dall’Attentato dell’11 Settembre 2001, portano alla cattura e uccisione del mandante di tale attentato, il Leader di Al Qaeda Osama Bin Laden, avvenuta il 2 Maggio 2011 in Pakistan.

Seguiamo in particolare l’indagine e le piste battute dall’agente Maya (Jessica Chastain) e il suo viaggio nei metodi di investigazione e raccolta dati della CIA.

 

(L'Agente Maya - Jessica Chastain)

(L’Agente Maya – Jessica Chastain)

 

Il film ci mostra senza troppi filtri come le intelligence americane, per arrivare alla cattura e l’annientamento delle organizzazioni terroristiche usino metodi decisamente non convenzionali e spesso pure in aperta violazioni di legislazioni internazionali: Maya per prima assiste alle tecniche di tortura fisica e psicologica a cui il collega e veterano Dan (Jason Clarke, visto anche in “Nemico Pubblico” e “Wall Street II”) sottopone i terroristi prigionieri delle carceri segrete CIA, tra cui la nota tortura del “Waterboarding” (che consiste nel portare all’annegamento controllato il prigioniero), metodi che hanno portato sia l’opinione pubblica interna che quella nazionale a forti critiche nei confronti dell’operato delle agenzie segrete americane (é ancora di recente attualità il caso Abu Omar in Italia e il coinvolgimento degli agenti CIA e italiani nel suo “rapimento”)

(Dan. l'addetto agli interrogatori - Jason Clarke)

(Dan. l’addetto agli interrogatori – Jason Clarke)

 

Man mano che l’indagine va avanti Maya si rende conto anche delle lotte di potere interne fra le agenzie e, con il passaggio dall’amministrazione Bush a quella Obama, anche di come per non avere problemi con l’opinione pubblica la stessa CIA mette freni all’operato dei suoi uomini, creando situazioni anche frustanti per Maya e i suoi colleghi. Ovviamente alla fine, dopo numerosi pedinamenti di vari uomini-chiave, la CIA scopre il probabile rifugio di Osama e solo dopo lunghe trattative politiche e ulteriori appostamenti arriviamo al Blitz finale.

(La cattura di un membro di Al-Qaeda in Pakistan)

(La cattura di un membro di Al-Qaeda in Pakistan)

Gli Attori – Buon cast, ma onestamente nessuno degli attori mi ha dato un’interpretazione “da Oscar”: ognuno ha recitato bene il suo ruolo, Jessica Chastain é brava nel recitare il ruolo di Maya e farne vivere le situazioni emotive, ma mi é mancato a mio giudizio quel “qualcosa in più” che invece ho trovato ad esempio nei protagonisti di “The Hurt Locker” e che pure era un film che raccontava fatti reali (La vita dei reparti antibomba dell’esercito USA in Iraq e che é valso alla Bigelow ben 5 Oscar): Più intenso anche se ha meno dialoghi l’interpretazione di Clarke, molto buona anche se relegato soprattutto alla seconda parte del film quella di James Gandolfini (I Soprano’s) nel ruolo di Tom Panetta, capo della CIA e dell’intelligence americana. il cast secondario riserva qualche sorpresa interessante come Kyle Chandler (Super 8, Argo e la serie TV Ultime dal Cielo) nel ruolo del Capo CIA in Pakistan o Harold Perrinau Jr. (Lost) nel ruolo del collega di Maya in Pakistan, Jack.

 

(I reparti speciali in azione alla casa di Bin Laden)

(I reparti speciali in azione alla casa di Bin Laden)

 

Il messaggio – anche in questo Film la Bigelow ha cercato di raccontare lo stato emotivo di chi opera al “Fronte”, in questo caso delle persone fisiche che stanno dietro alle strutture dell’intelligence USA … ci é riuscita? Secondo me sì, ha mostrato come un ambiente simile sia sotto continuo stress per le pressioni politiche che da un lato spingono a un risultato rapido e immediato, mentre da un lato spesso ci vogliono mesi se non anni per poter arrivare anche a un solo tassello che avvicini all’oggetto della ricerca (ad esempio Maya rimprovera al suo capo di dargli più uomini perché lei vuole Osama, mentre al suo capo probabilmente basterebbe un qualsiasi Mullah per fare curriculum); inoltre pone la delicata questione dell’uso di metodi coercitivi per ottenere informazioni: quanto possiamo spingerci oltre la linea della umana pietà? quanto vale la questione morale in questi casi?

E’ evidente da un lato che l’uso di queste tecniche ha permesso sicuramente in diversi casi catture di terroristi, sventare attentati e altri ottimi risultati, ma farci “bestie” noi stessi come sono stati “bestiali” gli atti compiuti da questi criminali non ci rende forse “simili” a loro? Cosa distingue allora i “buoni” dai cattivi” ? Nel film questo quesito viene reso bene quando avviene il cambio fra l’amministrazione Bush e quella Obama, con il secondo che vuole chiudere Guantanamo e mettere fine ai metodi usati finora (che erano prepotentemente saliti alla ribalta in seguito ai fatti della base cubana e del carcere iracheno di Abu Grahib) e gli agenti che si domandano come pensano di fare allora per ottenere informazioni da questi terroristi prigionieri.

E’ ovviamente dalla notte dei tempi che eserciti e stati usano questi metodi, ma solo negli ultimi 30 anni sappiamo del loro utilizzo in campo globale anche da paesi che definiamo “democratici e civili” e questo ci provoca ovviamente sdegno e rabbia … è sicuramente un argomento non molto semplice, specie se sul piatto viene posta la sicurezza di uno stato, in questo sicuramente la Bigelow ha creato un film per un’ampia discussione sull’argomento e su questo ha centrato l’argomento “Oscar” sul piano della sceneggiatura e dei contenuti.

 

In conclusione un film interessante da vedere e che scorre bene, sicuramente può fornire una visione utile a chi magari non conosce certi aspetti della caccia ai terroristi e che apre un’interessante dibattito sui metodi di coercizione usati dai servizi di intelligence nel mondo, Buona Visione quindi:

 

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