La prima Rece non si scorda Mai – Scorie in Libertà

Nuovo appuntamento con l’editoriale dedicato al cinema, questa volta vi parlo di un film che ho appena visto di vedere, si tratta di un documentario stavolta: parliamo di Scorie in Libertà.

(La locandina del film)

(La locandina del film)

 

La Trama – Gianfranco Pannone é un filmaker che ha girato e raccontato a lungo i luoghi della sua gioventù, in particolar modo Latina e i suoi dintorni. Fin da giovane Pannone si è trovato davanti l’ingombrante realtà del reattore nucleare di Borgo Sabotino (LT).

In questo documentario il regista attraverso i super8 girati all’epoca e le testimonianze di ieri e oggi, ci racconta il rapporto di Latina e dei suoi abitanti con la centrale, dalla sua costruzione agli anni del Boom Economico allo stop della stessa alla fine degli anni 80 con la sua chiusura dopo il disastro di Chernobyl, arrivando ai giorni nostri alla vigilia del referendum del 2011 per bloccare la rinascente voglia di nucleare del Governo sotto Berlusconi e la mobilitazione dopo la tragedia di Fukushima.

(Il presidente dell'ENI Mattei in visita al cantiere di Latina)

(Il presidente dell’ENI Mattei in visita al cantiere di Latina)

Il Tema – Pannone mostra le evidenti contraddizioni fra la popolazione prima, durante e dopo il nucleare: dagli entusiasmi e il boom che la città pontina ebbe grazie alla costruzione della stessa, alle prime proteste ecologiste e i primi dubbi sugli effetti della salute fino alla grande paura degli anni 80 e la chiusura della centrale; ci mostra anche come la politica e l’opinione fu forse anche sorda a possibili conseguenze ambientali al favore dell’economia che andava come un treno e della valanga di soldi che Simea realizzò in collaborazione con l’inglese Nuclear Power Group LTD alla fine degli anni 50.

Una parte che ho trovato interessante del film è quella in cui Pannone si chiede se, nonostante tutto, qualcuno non abbia approfittato delle proteste ambientali per chiudere il nucleare a suo vantaggio; La questione Nucleare in Italia ha infatti avuto, dal risultato referendario degli anni 80 una grossa discussione soprattutto politica. E’ sempre stato fatto osservare che, nonostante si dichiari l’Italia un Paese “denuclearizzato” (cartello tanto in voga negli anni 90 sotto molti cartelli di capoluoghi di comune, ormai spariti da molte parti con il rinnovo degli stessi) ne dipendiamo ancora parecchio: molta dell’energia elettrica che compriamo dalla Francia arriva dalle centrali nucleari di quel paese e abbiamo centrali francesi e svizzeri ai nostri confini … allora perché in Italia abbiamo rinunciato a questa tecnologia mentre altri paesi come la Francia appunto arrivano a produrre più del 70% della loro energia con questa tecnologia?

(La centrale di Fukushima in fiamme)

(La centrale di Fukushima in fiamme)

Certo il disastro di Fukushima del 2011 ha fatto rivedere a molte nazioni la loro programmazione energetica: Germania e Francia hanno già deciso che le centrali di 1°-2°  generazione che verranno chiuse saranno dismesse e non verranno aggiornate, altri paesi sono orientati a chiudere le loro, lo stesso Giappone sta rivedendo le sue politiche energitiche … ma davvero non è possibile gestire una simile fonte energitica in maniera pulita? le centrali italiane hanno evidenziato nella loro dismissione anche il problema delle scorie e del loro smaltimento, per il quale, al contrario di altri paesi, non si trova un sito centrale perchè nessuna regione vuole ospitare tale sito, mentre nessuno sembra protestare se mandiamo tali scorie all’estero per trattamenti o per smaltirle a costi enormi per lo Stato (e per noi).

E qui sorge la domanda: la protesta quando smette di essere giusta e quando invece diventa semplicemente “fatela pure ma fatela da un’altra parte”? Quanto a volte interessi economici o politici possano pilotare le proteste ambientali?

E’ stato assodato che ad esempio in passato le organizzazioni malavitose hanno fomentato comitati cittadini contro discariche o raccolte di rifiuti fatte da ditte non controllate da esse o che avrebbero minato il giro dello smaltimento abusivo in Campania ma anche in regioni come Lombardia, Lazio e altre, molto spesso abbiamo visto opposizioni politiche appoggiare comitati solo per garantirsi un “voto di protesta” e prendere il posto della giunta “brutta e cattiva”…

(una delle numerose proteste nucleari durante il Referendum 2011)

(una delle numerose proteste nucleari durante il Referendum 2011)

Credo che sicuramente bisogna operare nella legalità e nel rispetto dell’ambiente: troppi sono stati i casi di inquinamento industriale in Italia che sono stati taciuti: dal Petrolchimico di Marghera all’ILVA di Taranto alla questione Eternit o, nella mia vicina toscana, ai parchi minerari della Solvay o gli inquinamenti del fiume Arno causati dagli scarichi conciari negli anni del Boom; ci sono per fortuna serie associazioni come WWF, Greenpeace e Legambiente che fanno eccellente lavoro di informazione e sensibilizzazione e anche la sensibilità ambientale delle persone è aumentata, ma ancora va fatta molta strada e bisogna anche che tali associazioni, a mio giudizio, collaborino anche con realtà produttive e industriali che lavorano nel campo ambientale, aiutando la comprensione fra queste e le popolazioni e collaborando nella realizzazione di progetti compatibili con l’ambiente, la sua preservazione e il suo recupero.

In conclusione consiglio la visione di questo documentario, é molto interessante e girato bene, non risulta pedante o troppo “accademico” e fornisce un punto di vista interessante; colgo anche l’occasione per ringraziare un’associazione come la Cineteca Agorà di Pontedera (PI), che da quando l’ho iniziata a frequentare due anni fa mi permette di vedere tanti film e documentari che difficilmente si vedrebbero nei multisala o nelle televisioni generaliste, BUONA VISIONE !!!

Storia del Nucleare in Italia

Reattore CIRENE di Latina

Greenpeace Italia

Legambiente

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