La prima Rece non si scorda Mai – Sacro GRA

Nuovo appuntamento con l’editoriale cinematografico, stavolta vi parlo di uno splendido documentario girato da un grande regista italiano e giustamente premiato al recente Festival del Cinema di Venezia con il Leone d’Oro (e diventando il primo documentario a ricevere questo premio nella rassegna italiana): Sacro GRA.

(Locandina ufficiale - Foto © Officine UBU - 2013)

(Locandina ufficiale – Foto © Officine UBU – 2013)

LA TRAMA – Il film ci mostra le vite e le realtà delle persone che abitano e gravitano attorno al Grande Raccordo Anulare (G.R.A, che da il nome al fim giocando con l’assonanza Graal nel titolo, Ndr), con le loro storie personali, i sogni, le difficoltà e il loro legame con quell’Anello di asfalto e cemento che cinge Roma….. nonostante alcuni dubbi della critica sull’aver assegnato un così alto riconoscimento a un documentario, non dobbiamo intenderlo come tale fine a se stesso: Sacro GRA è un elegante racconto di vita reale, talmente reale che sembra quasi recitato con maestria da attori esperti, ma che invece raccontano delle storie reali di persone più o meno comuni.

(Foto © Officine UBU - 2013)

(Foto © Officine UBU – 2013)

C’è il nobile decaduto che offre la sua villa (meravigliosamente Kitch) per cerimonie e fotoromanzi, c’è il pescatore di anguille che vive da una vita nei fiumi e nei canali su cui passa sopra il raccordo, c’è il barelliere del 118 che si trova ogni notte ad affrontare le tragedie automobilistiche che accadono sulle strade; percepiamo le loro storie, le loro paure, i loro sogni, li viviamo quasi fosse una recita perfetta, da come alcuni aspetti siano così cinematografici, ma veniamo scioccati quando ci rendiamo conto che essa è vita reale, non finzione.

(Foto © Officine UBU - 2013)

(Foto © Officine UBU – 2013)

LA REGIA – Gianfraco Rosi (Boatman, El Sicario-Room 164) ci mostra ancora una volta come il documentario per lui sia una vera forma d’arte e non solo un raccontare la realtà: per realizzare Sacro GRA ha impiegato due anni di riprese ininterrotte e più di mesi per montare le varie storie; attraverso le immagini e i personaggi scelti Rosi ci mostra la vitalità che gravita intorno e sul Grande Raccordo Anulare attraverso personaggi reali ma a volte dai contorni quasi cinematorgrafici, quella vita reale della periferia romana vista migliaia di volte nella filmografia italiana, ma spesso forse troppo “romanzata”.

(Foto © Officine UBU - 2013)

(Foto © Officine UBU – 2013)

Un documentario di questo tipo è sempre un’azzardo: o si va a mostrare gli aspetti solo drammatici perché si teme l’effetto “noia divulgativa” oppure si punta sul macchiettistico, i personaggi beceri e surreali; Rosi non fa ne l’uno ne l’altro: ci mostra persone da vite perfettamente normali in tutte le loro sfaccettature, facendo saltare nel corso della storia il momento divertente (come la “lezione di vita” di una vecchia comparsa alla giovane attrice durante un set nella villa del principe di un fotoromanzo) a quello tragico (lo specchio di vita delle vecchie prostitute nel loro misero camper), ma senza mai esagerare verso l’uno o l’altro versante.

(Foto © Officine UBU - 2013)

(Foto © Officine UBU – 2013)

In conclusione cercatevelo nei cinema, in DVD, guardate perché è un opera che merita davvero di essere vista, è non solo un autentico spaccato della vitalità romana e del suo saper vivere, ma anche della società odierna fra le sue mille contraddizioni, BUONA VISIONE !!

(la scritta apparsa sui pannelli del G.R.A alla notizia della vittoria del Leone d'Oro)

(la scritta apparsa sui pannelli del G.R.A alla notizia della vittoria del Leone d’Oro)

P.S: Lo ammetto, prima avevo apprezzato il Grande Raccordo Anulare solo per questa cosa qui:

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