Ciao Alfredo….

Ieri ci ha lasciato Alfredo Martini, storico decano e allenatore della Nazionale di Ciclismo italiana, se n’è andato nella sua Sesto Fiorentino (FI) alla veneranda età di 93 anni.

(Martini alla vigilia del Mondiale 2013 - Foto © Germogli e QN)

(Martini alla vigilia del Mondiale 2013 – Foto © Germogli e QN)

Nato a Calenzano (FI) il 18 Febbraio del 1921, Martini ha una discreta carriera ciclistica, militando nella squadra Bianchi di Coppi, di cui diventerà grande amico e confidente nel periodo che gli farà da gregario dal 1941 al 1943, per continuare la carriera dopo il conflitto con diverse altre squadre (Welter. Wilier-Triestina, Allegro e Atala-Pirelli fra le principali) fino al ritiro dal ciclismo come corridore nel 1957.

In carriera come ciclista ha conquistato la Coppa Cicogna nel 1938, Il Giro dell’Appenino del 1947, Il Giro del Piemonte del 1950; al Giro d’Italia conquista la Tappa Salsomaggiore-Firenze del Giro 1950, che vede arrivare terzo in classifica finale dietro a Koblet e Bartali e nel 1951 vince la 1° Tappa del Tour de Suisse 1951, arrivando ancora una volta terzo nella classifica finale dietro ancora una volta a Klubel e Klobet.

Conclusa la parentesi da corridore, nel 1969 inizia la carriera da direttore sportivo prima con la Ferretti fino al 1972 e poi con la Sammontana dal 1973 al 74, portando lo svedese Pettersson alla conquista del Giro del 1974.

Ma la parabola leggendaria di Martini incomincia nel 1975, quando accetta l’incarico di Commissario Tecnico della Nazionale di Ciclismo: dal 75 al 1997 Martini con i suoi ragazzi regala una lunga serie di vittorie iridate con ben 6 vittorie (Moser 1977 – San Cristobal, Venezuela; Saronni 1982 – Goodwood, UK; Argentin 1986 – Colorado Springs, USA; Fondriest 1988 – Renaix, Belgio; Bugno 1991 – Stoccarda, Germania; Bugno 1992 – Benidorm, Spagna) e 7 Medaglie d’Argento e 7 di Bronzo, diventando uno dei C.T di ciclismo più vincenti di sempre.

Lasciato nel 1998 la carica a Fusi, nello stesso anno diviene supervisore di tutte le nazionali ciclistiche della federazione (strada, pista, giovanili ecc.) e accetta il ruolo di Presidente Onorario della Federazione, titolo che riconosce i meriti dei numerosi successi e che ha sempre tenuto conto e rispetto dei consigli del grande allenatore: i suoi successori su quella ammiraglia come Bettini o Ballerini mai mancarono più volte di chiedergli consigli sulle tattiche o sulle strategie migliori alla vigilia dei grandi appuntamenti iridati; toccante fu il saluto che Nibali e gli altri ragazzi della Nazionale vollero fare di persone alla vigilia della gara finale del Mondiale corsa proprio nella sua Toscana lo scorso anno, momento gioioso ma anche commovente al tempo stesso.

 

 

Con Martini se ne va una delle ultime testimonianze viventi del ciclismo storico italiano, un testimone del dualismo fra Coppi e Bartali, del dominio di atleti come Koblet o Mercks, di grandi squadre ciclistiche come Bianchi, Legnago, Ferretti, Sammontana e di tanti momenti eroici del ciclismo prima che la sua immagine sia stata offuscata dalla seconda metà degli anni 90 dal fenomeno Doping e dai suoi scandali.

Ciao Alfredo, salutaci Fausto e Gino sulla cima della Grande Salita

 

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