La Prima Rece non si scorda Mai – Lo Hobbit – La Battaglia delle 5 Armate

Nuovo appuntamento con la rece cinematografica, dedicata stavolta al capitolo conclusivo del Prequel tratto dal libro che narra i fatti che portano al Signore degli Anelli: Lo Hobbit.

 

(il Manifesto del Film - Foto © New Line/MGM/Warner Bros 2014)

(il Manifesto del Film – Foto © New Line/MGM/Warner Bros 2014)

LA TRAMA – Il drago Smaug (Benedict Cumberbatch – La saga de l’Hobbit, la TV Series Sherlock e il secondo capitolo della nuova saga di Star Trek) non prende molto bene l’invasione della Compagnia di Thorin Scudodiquercia (Richard Armitage – La saga de l’Hobbit, Star Wars Episodio I e Captain America: Il Primo Vendicatore) e Bilbo Baggins (Martin Freeman – La saga dell’Hobbit, Le serie Sherlock, The Office) e, abbandonando Erebor, si accanisce su Ponte Lagolungo, seminando morte e distruzione, a cui cerca di opporsi Bard (Luke Evans – la saga de l’Hobbit, il remake di Robin Hood, Fast & Furios 6 e Dracula Untold)… nel frattempo Gandalf (Ian Mc Kellen – le saghe di X-Men, Il Signore degli Anelli e l’Hobbit), prigioniero a Dol Guldur, viene liberato da Elrond (Hugo Weaving – la saga di Matrix, Il Signore degli Anelli, V for Vendetta e Cloud Atlas), Galadriel (Cate Blanchett – Elisabeth, Il Curioso Caso di Benjamin Button e le saghe del Signore degli Anelli e l’Hobbit) e Saruman (Christopher Lee – La saga di Dracula, del Signore degli Anelli e dell’Hobbit), scoprendo così chi si cela dietro i movimenti delle forze oscure e del pericolo che grava su Erebor….. terza e ultima parte dedicata da Peter Jackson al libro che fa da preludio alla Saga dell’Unico Anello di Tolkien, qui nella sua parte più “monumentale” e intensa rispetto al primo lungometraggio, che trattava il lato meno intenso e cinematografico del libro.

 

(Freeman/Baggings - Foto © New Line/MGM/Warner Bros 2014)

(Freeman/Baggings – Foto © New Line/MGM/Warner Bros 2014)

 

 IL CAST – Come sempre un cast di tutto rispetto tiene benissimo la scena: Freeman esalta al meglio il conflittuale stato d’animo di Bilbo, pacifico Hobbit suo malgrado calato in una vicenda dai risvolti epici che si scopre persona dotata di nobili sentimenti e coraggio mai creduti; ottima l’interpretazione di Armitage nei panni di Thorin, erede del Regno dei Nani di Erebor su cui gravano immense responsabilità e aspettative; bene anche Evans nel ruolo di Bard, che si trova a divenire il leader della gente di Lagolungo per salvarli da Smaug prima e dalle insidie che si stagliano all’orizzonte per Erebor… il cast della prima trilogia (Mc Kellen, Weaving, Lee, Bloom e Blanchett) svolgono la loro parte senza problemi, introducendo allo spettatore alcuni elementi che appariranno nella Trilogia dell’Anello.

(La Compagnia di Thorin - Foto © New Line/MGM/Warner Bros 2014)

(La Compagnia di Thorin – Foto © New Line/MGM/Warner Bros 2014)

Menzione speciale per Trandhuil (Lee Pace, la saga dell’Hobbit, A Single Man e Guardiani della Galassia) e Tauriel (Evangeline Lilly – la saga dell’Hobbit, The Hurt Locker e Real Steel), alla loro seconda prova nella saga hanno convinto, compito non facile per la Lilly sopratutto, il cui personaggio nemmeno esiste nell’opera originale.

LA REGIA – Jackson fa tutto quello che ci si aspetti accada in un suo film: ottime scene di massa, visioni panoramiche degli splendidi paesaggi della Terra di Mezzo, momenti di dialogo intenso fra i protagonisti nei momenti topici …. il compito il regista neozelandese lo svolge alla perfezione, ma… il ma c’è.

(Azog guida gli Orchi verso Erebor - Foto © New Line/MGM/Warner Bros 2014)

(Azog guida gli Orchi verso Erebor – Foto © New Line/MGM/Warner Bros 2014)

 

Jackson non mi ha portato la stessa magia o intensità che ho vissuto nella trilogia dell’Anello: ho assistito a tre film belli ma non entusiasmanti (anche se il primo mi ha evocato molto della trilogia e mi è piaciuto assai, il secondo mi ha convinto sopratutto nella seconda parte), fan che un fan di Tolkien e del fantasy sicuramente apprezzerà e ricorderà con piacere, ma stavolta, insomma, mi ha colpito molto meno della trilogia del Signore degli Anelli.

Colpa del regista?

No Jackson fa bene il suo compito, i film scorrono bene (ho trovato un pò noiosa solo la prima parte del secondo) e le inquadrature non sono incasinate o confusionare (qualcuno ha detto Michael Bay?)…

Colpa del Cast? MAPPERFAVORE, difficilmente con un cast in cui sono presenti due attori del calibro di Mc Kellen e Lee può far schifo o andare male, specie se hai come attori di contorno ottimi europei come Freeman o Cumberbatch, o attori navigati come Weaving, Bloom o Blanchett.

(Trandhuil/Pace - Foto © New Line/MGM/Warner Bros 2014)

(Trandhuil/Pace – Foto © New Line/MGM/Warner Bros 2014)

E allora cosa non va? forse i troppi momenti di smorzamento, aver dilungato alcune parti di raccordo con i momenti salienti (per dire, è necessario infilare Gage/Alfrid ogni 3 x 2 nelle scene? Ok è una macchietta, ma ne sentivamo la NECESSITA’) e probabilmente l’Hobbit è un libro, anche per la sua brevità, meno coinvolgente per alcuni come trama: se si esclude la parte finale (quella trattata in questo film), la trama è più “leggera” rispetto al Signore degli Anelli…… anche per questo e per fare da “raccordo” è stato scelto di inserire i personaggi della Trilogia che in qualche modo introducono gli eventi successivi alla vicende dell’Hobbit, che però si rivelano funzionali e hanno un suo perchè nella trama.

Invece per me proprio non ha funzionato ai fini della storia il personaggio di Tauriel e il suo coinvolgimento con i Nani: per carità la Lilly fa bene la sua parte, ma era davvero utile al fine della storia globale il suo personaggio?

Per me NO, non ha portato niente in più alla storia ne ai rapporti con alcuni dei protagonisti (non svelo vicende per rispetto a chi non ha visto il film o letto il libro) e, se serviva solo per spiegare alcune meccaniche nell’evoluzione di un paio di personaggi (anche qui non svelo niente) ai fini di quel raccordo con la Trilogia dell’Anello, forse se ne poteva fare a meno; se invece è stato fatto per inserire la tematica di un rapporto conflittuale e particolare fra le razze di Elfi e Nani, mi domando: se ne sentiva necessità?

(Tauriel/Lilly - Foto © New Line/MGM/Warner Bros 2014)

(Tauriel/Lilly – Foto © New Line/MGM/Warner Bros 2014)

(Non odiatemi vi prego, io ce l’ho messa tutta…)

 

LE DIFFERENZE FRA LIBRO E FILM – anche qui rispetto al libro ci sono alcuni cambiamenti, come nei capitoli precedenti, si tratta di poche cose: ampiamento delle parti di alcuni personaggi (fra presenti e non presenti nel libro), spostamento o cambio di scene rispetto alla cronistoria del libro, non stravolgono clamorosamente la storia del libro e sono abbastanza utili ai fini della storia cinematografica raccontata da Jackson.

IL MESSAGGIO – Più che nel secondo capitolo, qui il messaggio di redenzione e riscatto dei torti subiti o fatti è più evidente sia attraverso la figura di Thorin che di Bilbo: entrambi commettono errori o scelte errate accecati da sentimenti di rivalsa (Thorin) o dall’influenza nefasta di strumenti magici (Bilbo), ma alla fine seguono la scelta del cuore e del senso di rispetto e cavalleria che anima i loro cuori.

E’ inoltre presente ancora una volta il messaggio di non sottovalutare il potere di riscossa e risorgimento nei momenti più duri e di come questi possa far stare fianco a fianco anche persone di culture e usi diversi: dal lottare fianco a fianco di Nani e Elfi alla voglia di lottare per sopravvivere di Bard e gli umani di Ponte Lagolungo.

In conclusione? Come detto negli altri due capitoli, un fan di Tolkien ha tutti i motivi per vederlo e anche un’appassionato di Fantasy, per chi non conosce l’opera di Tolkien che è il preludio alla saga dell’Unico Anello può vederlo ma poi consiglio di leggersi il libro aspettandosi però situazioni differenti…. detto questo, BUONA VISIONE !!!

 

 

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