Addio Francesco, Addio Anita ….

Ekberg Rosi

Sono passati un pò di giorni dalla loro scomparsa, ma gli eventi di Parigi mi hanno impedito di affrontare la cosa con giusta serenità e pazienza di mettermi a scrivere sulla scomparsa di queste due importanti persone per la cinematografia italiana.

Francesco Rosi e Anita Ekberg se ne sono andati a poca distanza di tempo l’uno dall’altra, in silenzio, senza clamori e con molta dignità.

Non sono mancati omaggi dia media e dalle TV dedicati a questo grande regista e questa grande attrice: infatti nonostante entrambi fossero da diversi anni lontani dalle scene (Rosi non dirigeva un film dal 1997, anno di La Tregua, tratto dall’omonimo romanzo di Primo Levi; La Ekberg non appariva sugli schermi dal suo ultimo ruolo ne Il Bello delle Donne 2 del 2002), il loro operato ha lasciato una traccia indelebile nella filmografia italiana.

(Tornatore consegna Rosi il Leone d'Oro alla Carriera nel 2012)

(Tornatore consegna Rosi il Leone d’Oro alla Carriera nel 2012)

Rosi è stato il capostipite, nel cinema nato all’ombra del Boom economico, del Film d’inchiesta, con capolavori e film divenuti pietre miliari come Salvatore Giuliano (1962), Le Mani sulla Città (1963), Film che gli valse il Leone d’Oro a Venezia o Il Caso Mattei (1972), che gli portò invece la Palma d’Oro a Cannes, con i suoi film consacrò anche i talenti di attori come Gian Maria Volontè o Rod Steiger, che interpretarono personaggi intensi, controversi, come spesso lo erano le tematiche dei Film di Rosi, come nel caso del durissimo Uomini Contro (1970), una dura condanna alla follia della Guerra durante il primo conflitto Mondiale sul fronte italiano, che proprio per questa sua tematica antimilitarista trovò non poche difficoltà in Italia.

Rosi amava portare sullo schermo libri e romanzi decisamente di rottura: oltre a Uomini Contro (libero adattamento di Un Anno sull’Altipiano di Emilio Lussu), realizzò film su Il Contesto di Sciascia (Cadaveri Eccellenti – 1976), Cristo si é Fermato a Eboli (1979) dell’omonimo romanzo di Carlo Levi, Cronaca di una Morte annunciata (1987) dall’omonimo Romanzo di Màrquez e la Tregua (1997) dal Romanzo di Primo Levi ; i film di Rosi non sono mai banali, ma profondi, invita alla riflessione e alla ricerca della Verità (come nei Film su Giuliano o Mattei) e alla denuncia sociale del Malaffare (Le Mani sulla Città).  

 

 

Di tutto rispetto anche la carriera della Ekberg:  recitare per registi come Fellini (La Dolce Vita, Boccaccio 70, I Clowns, l’Intervista), Dino Risi (A Porte Chiuse), Vittorio De Sica (Sette volte Donna), o King Vidor (Guerra & Pace) è un ruolino di tutto rispetto per l’attrice svedese che ha meglio incarnato l’immagine di bellezza ideale Felliniana e della Dolce Vita poi, oltre di aver lanciato di fatto l’ideale della donna svedese bella, libera e solare, creando un vero e proprio immaginario per lo spettatore (e non solo spettatori) italiano negli anni successivi sull’universo femminile del Nord Europa che la cinematografia italiana riprenderà negli anni successivi (specie nel genere commedia e in quello erotico).

(Ekberg e Mastroianni nella scena Clou de La Dolce Vita)

(Ekberg e Mastroianni nella scena Clou de La Dolce Vita)

Mi ha sorpreso come entrambi abbiano scelto la via della riservatezza e di poche apparizioni (una delle ultime per Rosi fu la consegna del Leone d’Oro alla Carriera a Venezia nel 2012) nonostante avrebbero potuto vivere di luce riflessa per anni e anni per quello che avevano fatto nella loro carriera; Rosi e la Ekberg hanno scelto invece un profilo discreto, in un mondo dello spettacolo dove anche la Morte è una gigantesca recita a favore del pubblico (basta vedere le assurde scene di delirio per la morte di Pino Daniele ai funerali).

Addio Maestro Rosi, Addio divini Ekberg, ora la vostra esistenza diventa immortale nelle vostre opere

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