La prima Rece non si scorda Mai – Interstellar

Nuovo appuntamento con la rece cinematografica, stavolta vi parlo di un film di carattere fantascientifico-distopico uscito nelle sale alla fine dello scorso anno: Interstellar

(Il Manifesto del Film - Foto © Warner Bros 2014)

(Il Manifesto del Film – Foto © Warner Bros 2014)

LA TRAMA – In un futuro imprecisato, i cambiamenti climatici stanno minando le coltivazioni, unite a una misteriosa malattia vegetale che distrugge una a una tutte le coltivazioni, chiamata “La Piaga” …. questo ha portato i governi di tutto il mondo hanno nel tempo dismesso eserciti e programmi spaziali per concentrare tutte le ricerche per contrastare questa malattia che praticamente sta riducendo il genere umano alla fame.

 

(Cooper/McConaughey con i figli -  Foto © Warner Bros 2014)

(Cooper/McConaughey con i figli – Foto © Warner Bros 2014)

 

L’Ex-astronauta Cooper (Matthew McConaughey – EdTV, Il Regno del Fuoco, Trophic Thunder e Magic Mike) è ormai convertito anche lui all’agricoltura e vive con la sua famiglia in una fattoria campando delle coltivazioni di Mais, unica pianta ancora non colpita dalla “Piaga” , ma rimpiange i tempi di quando l’Umanità cercava una nuova Casa fra le stelle…… un giorno, però accade qualcosa di particolare che coinvolgerà lui e sua figlia Murphy (Mackenzie Foy – la Saga “Breaking Dawn” di Twylight e L’Evocazione) ….. primo film di carattere fantascientifico per il regista Christopher Nolan (La Saga del Cavaliere Oscuro, Memento e Inception), che però sembra a mio giudizio non aver centrato del tutto l’obbiettivo.

(Brand/Atthaway -  Foto © Warner Bros 2014)

(Brand/Atthaway – Foto © Warner Bros 2014)

 

IL CAST – Molto buona la perfomance di McConaughey nel ruolo dell’ex-astronauta Cooper che si ritrova (ATTENZIONE SPOILER per chi non l’avesse visto) a rivestire di nuovo i panni dell’astronauta anche per proteggere e salvare la sua famiglia dall’inevitabile disastro naturale della “piaga”; i due attori ragazzini , Mackenzie e Timothè Chalameet (nella parte del figlio Tom); decisamente odioso il personaggio della Atthaway (Il Diavolo Veste Prada, Il ritorno del Cavaliere Oscuro, Alice in Wonderland), la dottoressa Amelia Brand, decisamente sterile e poco emozionante anche nei momenti dove dovrebbe esserlo; buoni i ruoli dei comprimari che affiancano Cooper e Brand nella missione, David Gyasi (Il ritorno del Cavaliere Oscuro, Cloud Atlas) e Wes Bentley (Ghost Rider, Jonah Hex e Underworld – Il risveglio), che non oscurano mai i protagonisti nel corso della pellicola. Discreta la parte di Michael Caine (Zulu, I Lunghi Giorni delle Aquile, Swarm e Fuga per la Vittoria) nei panni del padre del padre di Brand e Professore della NASA, ma anche lui non riesce a mio giudizioa rendere a pieno le sue capacità recitative in questo ruolo; bello il cameo di John Lithgow (Ai confini della Realtà, Footloose, Cliffhanger e Il Rapporto Pelican) nel ruolo del cognato di Cooper Donald.

(I cambiamenti climatici sulla Terra -  Foto © Warner Bros 2014)

(I cambiamenti climatici sulla Terra – Foto © Warner Bros 2014)

 

LA REGIA – Nolan stavolta non riesce a confezionare un film che prende per l’azione come nella trilogia dedicata a Batman o dove coinvolge lo spettatore in una dimensiona dove il confine fra reale e finzione non è ben definito come Inception, ma confeziona un fantascientico-distopico che in più di un occasione ti da forti sensazioni di deja vù cinematografico (c’ho visto come mi avevan detto alcuni citazioni da 2001: Odissea dello Spazio, ci ho visto citazioni vicine all’Esercito delle 12 scimmie o addirittura alla trama del primo lungometraggio di Star Trek), in molti momenti la trama del film più che a Nolan sembrano rimandi a film di Shyamalan (ci sono un paio di scene che sentirete pesantemente questa cosa); insomma, sembra un film non girato da Nolan.

Visivamente è invece molto potente e in questo il tocco di Nolan si vede: (ATTENZIONE SPOILER) le sequenze spaziali sono solenni ma realistiche, i lunghi momenti di silenzio spaziale esaltati solo dalla musica, il realismo meccanico e scientifico delle navette spaziali e dei veicoli usati da Cooper e equipaggio, sono sequenze in cui invece si trova tutto lo stile di Nolan, quello stile che ha reso reali il suo Batman e il suo Superman; merito della riuscita anche agli ottimi effetti del team composto da Paul Franklin, Andrew Lockley, Ian Hunter e Scott Fisher, dalla colonna sonora di quella istituzione vivente di Hans Zimmer (Rain Man, A spasso con Daisy, Giorni di Tuono, Il Re Leone, Il Gladiatore, solo per citare alcuni fra i numerevoli film non girati da Nolan, al quale ha collaborato con tutti), alle scenografie di Nathan Crowley (Inception e la Trilogia di Batman) e alla fotografia di Hoyte Van Hoytema (Lasciami Entrare, The Fighter, Lei/Her).

Insomma, se nell’immagine il film rispecchia fedelmente lo stile di Nolan e in quel frangente tiene lo spettatore sullo schermo, la trama invece fa molta acqua e addirittura raggiunge la banalità in alcuni momenti.

(Uno dei pianeti visitati da Cooper e l'equipaggio -  Foto © Warner Bros 2014)

(Uno dei pianeti visitati da Cooper e l’equipaggio – Foto © Warner Bros 2014)

 

IL DOPPIAGGIO – Francesco Prando come sempre esalta la dote recitativa di McConaughey e si dimostra all’altezza del film; molto buona anche Domitilla d’Amico (voce storica di Scarlett Johansson, Kirsten Dunst e Emma Stone) nell’interpretare Brand/Atthaway; Menzione speciale (SPOILER) Per Alessandro Quarta (voce ormai inscindibile di Zack Braff in Italia) e Marco Mete (voce di Bruce Willis e Robin Williams) nei ruoli dei robot TARS e CASE, gli altri comprimari che troviamo a fianco di Cooper e Brand nel film (e che nella forma e in alcune battute vi daranno grossi rimandi a 2001).

IL MESSAGGIO – Stavolta l’ho trovato assai confuso: se da un lato passa il solito messaggio sulla straordinaria capacità di sopravvivenza umana e della sua capacità di risolvere i suoi stessi disastri, ha in certi momenti una discreta punta pessimistica e sul fatto che dobbiamo arrenderci al fatto che saremo probabilmente noi stessi i fautori della nostra fine. Quindi è difficile dire se ci sia un vero e diretto messaggio da parte del regista rivolto al pubblico.

In conclusione? Visivamente il film vale il prezzo del biglietto, ma per la trama, onestamente, NO.

Comunque Nolan ha buone probabilità di beccarsi un’Oscar almeno per scenografie, colonna sonora e effetti speciali (6 candidature in tutto fra queste 3 categorie), vedremo se gli Academy lo premieranno in tal senso, BUONA VISIONE !!!

 

 

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2 Comments

  1. Come da richiesta ti scrivo la mia opinione, spero che non venga fuori della lunghezza delle pergamene del Mar Morto 😉
    In primis voglio specificare che la mia conoscenza dei buchi neri non si estende al di là di cose tipo Super Quark (Piero Angela sempre sia lodato), quindi non commenterò il lato scientifico: per me poteva esserci un enorme mashmallow nello spazio e mi sarebbe andato bene lo stesso, ma capisco d’altronde la frustrazione di chi aveva grandi aspettative per via della partecipazione in produzione di un fisico -mi dicono- molto famoso ed è rimasto con qualcosa che nemmeno ci arriva a una puntata di Super Quark.
    Cosa quindi mi ha fatto inviperire di questo film? In primo luogo il buco nero della trama: Terry Gilliam riesce a far tornare tutto nel suo Esercito, Nolan no. (SPOILER da qui in avanti) Il film vuole infatti farci credere che è l’uomo del futuro (Cooper stesso?) ad aver messo il passaggio della salvezza verso un’altra galassia -Cooper diventerà nel riavvolgimento temporale il primo contatto con “gli Altri” avuto da Brand-Hathaway-, passaggio senza il quale l’uomo del presente sarebbe condannato a morire di fame sul pianeta terra. A logica però il Cooper del futuro non può esistere perché ha bisogno della conoscenza dell’interno del buco nero per mandare i dati che salveranno il Cooper del passato… Beh, dei buchi del genere me li aspetto da Moffat, non in una produzione come questa. Se qualcuno poi ha capito come si risolve la famosa matassa sarò più che felice di essere illuminata da un’eventuale spiegazione 😉
    Adesso che mi sono tolta questo mattone dallo stomaco passo agli altri aspetti del film. Sicuramente Nolan vuole affrontare troppe cose e finisce col proporle tutte in modo superficiale:
    – la società simil-apocalittica: tutte le culture muoiono -tranne il luppolo, evidentemente- ma abbiamo ancora i soldi per un livello tecnologico pari a quello attuale, per costosissimi robot rettangolari, per la benzina, per rovinare i campi passandoci con la macchina, etc. etc.
    – gli “spiegoni” scientifici difficilmente digeribili da chi come me è un completo profano, ma che alla fine convergono comunque sulla forza dell’amore (e qui non commento che è meglio)
    – l’equipaggio è talmente poco caratterizzato che non dispiace nemmeno quando ne muore la metà (e io sono di quelle che piangono per qualsiasi cosa eh!)
    – il rapporto padre-figlia non ha il giusto spazio e si conclude nell’esaltazione del protagonista
    – il protagonista: tutti gli eroi di Nolan devono avere luci e ombre, anzi devono essere un po’ “oscuri”…. ma questo Cooper è un egoista infantile, con inoltre una strana compulsione ad abbandonare quelli che hanno bisogno di lui con uscite sceniche. Ok, nessun problema a proporre un eroe del genere, ma almeno non santifichiamolo!

    Non posso dire niente sul doppiaggio perchè l’ho visto in inglese, ma posso dire che non amo molto la recitazione del tanto osannato McConaughey. Concordo per musiche e effetti speciali, da togliere il fiato.

    Recentemente Inarritu ha fatto nascere una polemica dicendo che i film dei supereroi fanno regredire lo spettatore a uno stato infantile perché non richiedono la sua partecipazione intellettuale. Forse ha ragione, ma dai film di supereroi non ti aspetti certo un messaggio complicato o una riflessione sulla razza umana: Interstellar invece vuole proporsi come film di contenuto, vuole confrontarsi con la grande questione scientifica del momento e getta via tutte le sue possibilità con risposte scontate e trama ingarbugliata. Forse, se Nolan avesse preteso di meno sarebbe riuscito a doppiare Gravity, anche a oltrepassarlo (perchè diciamolo, Gravity sarà pure una figata, ma stringi stringi sono due ore di Sandra Bullock con le traveggole nello spazio XD).

    • Tutte ottime osservazioni Chiara 🙂
      Tolto la spettacolare fotografia e l’ambientanzione, la storia davvero non decolla mai.
      Sarai sempre gradita in altre recensioni future 😉

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