800 di queste Magna Charta

(una delle quattro copie esistenti conservata alla British Libray di Londra -  © Wikipedia 2010)

(una delle quattro copie esistenti conservata alla British Libray di Londra – © Wikipedia 2010)

Ieri in Gran Bretagna si è festeggiato con tutti gli onori del caso l’800° anniversario della promulgazione della Magna Carta (o Magna Charta Libertatum), il documento che è diventato poi la base per la nascita della monarchia costituzionale e base anche per molte costituzioni democratiche e civili nel mondo.

Ma cos’è la Magna Carta? E perché ha così tanta importanza nella storia dei documenti costitutivi?

Facciamo un passo indietro …. nell’Inghilterra del 12°  muore il Re Riccardo I Cuor di Leone (1157 – 1199), al suo posto succede il fratello minore Giovanni Senzaterra (1166 – 1216), soprannominato così perché nel frattempo la corona inglese aveva perso i suoi possedimenti in Francia (allora Francia e Inghilterra lottavano aspramente per conquistare possedimenti nella terra francese, che culminerà nella famosa Guerra dei Cento Anni ); al giovane regnante il padre Enrico II non lascia possedimenti e l’unico modo per recuperare i possedimenti persi dai Plantageneti in Francia è dichiarargli guerra, ma servono soldi, molti soldi. Senzaterra fa quindi la cosa più logica all’epoca (e anche oggi): aumenta le tasse per finanziare la guerra, in particolare l’aumenta anche ai baroni a lui sottoposti, ai quali non piace affatto la cosa, anzi, fanno pubblica denuncia dell’arbitrarietà delle nuove tasse, ma alla fine le pagano.

(Una vignetta satirica dedicata alla Magna Charta del 1800 - John Leech (1817-1864) )

(Una vignetta satirica dedicata alla Magna Charta del 1800 – John Leech (1817-1864) )

Purtroppo per Re Giovanni le cose non vanno come previsto: pur alleato con i tedeschi di Ottone IV, perde la guerra (emblematica la sconfitta nella Battaglia di Bouvines nel 1214) e i baroni, per niente soddisfatti di aver versato ingenti somme per una simile sconfitta, si ribellano, arrivando a rifiutare di giurare davanti al Re la loro fedeltà.

Giovanni Senzaterra non ha molte scelte dunque: se non vuole essere rovesciato dal trono, deve trattare con i baroni ribelli e riportarli dalla sua parte, così li incontra il 15 Giugno nella brughiera di Runnymede e con loro scrive di fatto un trattato di “resa” ai baroni che si articola su questi punti fondamentali: 

– il divieto per il sovrano di imporre nuove tasse ai suoi vassalli diretti senza il previo consenso del commune consilium regni, il consiglio comune del regno, formato da arcivescovi, abati, conti e i maggiori tra i baroni, da convocarsi con un preavviso di almeno quaranta giorni e deliberante a maggioranza dei presenti (articoli 12 e 14)

– la garanzia, valida per tutti gli uomini di condizione libera, di non poter essere imprigionati senza prima aver sostenuto un regolare processo, da parte di una corte di pari, se la norma era incerta o il tribunale non competente, o secondo la “legge del regno” (articolo 39, in cui si ribadisce il principio dell’habeas corpus integrum)

– la proporzionalità della pena rispetto al reato (articolo 20)

– l’istituzione di una commissione di venticinque baroni, che, nel caso in cui il re avesse infranto i suoi solenni impegni, doveva fargli guerra, chiedendo la partecipazione di tutti i sudditi (articolo 61, in cui si manifesta il futuro principio della legittima resistenza all’oppressione di un governo ingiusto)

– l’integrità e libertà della Chiesa inglese (articolo 1), precedentemente messa in discussione sia dalla disputa tra Enrico II, padre di Giovanni, e l’arcivescovo di Canterbury Tommaso Becket (sulla giurisdizione regia nelle cause criminali contro gli ecclesiastici), sia dall’iniziale mancato riconoscimento (compiuto solo dopo la scomunica da parte del Papa Innocenzo III con la bolla pontificia del 24 agosto 1215) dell’arcivescovo Stephen Langton (tra i maggiori ispiratori della Carta) da parte del re Giovanni.

La Magna Carta regolamentava, inoltre, l’importante legge consuetudinaria detta “della foresta”, abolendo i demani regi (in latino foreste) creati sotto il regno di Giovanni e le relative multe comminate ai trasgressori (articoli 47 e 48).
In materia economica, la Carta faceva salve le antiquas libertates (libertà originarie) della città di Londra, dei borghi, delle ville e dei porti (articolo 13) e concedeva a tutti i mercanti, esclusi quelli provenienti da paesi in guerra con il re, il diritto gratuito di ingresso e di uscita dal paese (articolo 41); infine per agevolare il commercio, imponeva che in tutto il regno fossero adottate identiche misure per vino, birra e grano e inoltre che le stoffe fossero confezionate in misure standardizzate (articolo 35).  

Di fatto come si vede, la Magna Carta è più un trattato di giurisprudenza che una e propria costituzione (tra l’altro trattati simili furono fatti ad esempio fra Barbarossa e la Lega Lombarda molti anni prima, nel 1183, o fra il Re d’Ungheria Andrea II e i suoi vassalli nel 1222), ma si può riconoscere che proprio documenti come questi sono stati alla base per gettare le fondamenta di molte costituzioni, per l’importanza del riconoscimento dei diritti individuali e del fatto, non poco secondario, della diminuzione dell’influenza del Re sui feudatari: basti pensare che la Magna Carta, con ovvie modifiche nel corso dei secoli ma tenendo ben saldi i suoi principi cardine, è alla base della attuale costituzione della monarchia britannica.

La Magna Carta ha quindi tutto il diritto di essere celebrata e festeggiata, perchè è stato un primo importante gradino nella ridistribuzione del potere e dei diritti.

Altri 800 di questi giorni Magna Charta !!!

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