La Prima Rece non si scorda Mai – Il Racconto dei Racconti

Ritorna l’appuntamento con la rece cinematografica, che in quest’estate non è mancato occasione di vedere film, ma impegni personali e lavorativi mi hanno impedito di scrivere le recensioni. Oggi parliamo di un film che mi aveva incuriosito fin dal Trailer e che sembrava destinato a diventare uno dei film rivelazione dell’anno: Il Racconto dei Racconti.

 

(Il Manifesto Ufficiale del film - Foto © Rai Cinema/01 Distribution 2015)

(Il Manifesto Ufficiale del film – Foto © Rai Cinema/01 Distribution 2015)

 

LA TRAMA – seguiamo le vicende di tre regni (Selvascura, Altomonte e Roccaforte) e dei suoi regnanti: I Regnati di Selvascura (interpretati da John C. Reilly – la sottile Linea Rossa, Gangs Of New York e Guardiani della Galassia – e da Salma Hayek – Desperado, Dal Tramonto all’Alba, Frida e Bandidas) che vorrebbero avere un figlio; Il re di Altomonte (Toby Jones – I Miserabili, Ember, Frost/Nixon il Duello e la saga Hunger Games) che non vuole vedere andare via la figlia Viola (Bebe Cave – Grandi Speranze), che sogna il principe azzurro; Il Re di Roccaforte (Vincent Cassel – L’Odio, Dobermann, Il Patto dei Lupi e Agent Secrets), donnaiolo incallito che si invaghisce di una voce suadente, appartenente però alla vecchia Dora (Hayley Carmichael – Simon Magus e Anazpata), che vive con la vecchia sorella Imma (Shirley Henderson – Rob Roy, Wonderland, le saghe di Bridget Jones e Harry Potter) ….. prima prova nel mondo del Fantasy, ispirato dalla raccolta di Novelle Lo Cunto de li Cunti di Giambattista Basile per il regista Matteo Garrone (Estate Romana, L’Imbalsamatore, Gomorra e Reality) che riporta nella cinematografia italiana un genere che era stato da diverso tempo abbandonato e trascurato.

 

( I Sovrani di Selvascura Reilly/Hayek - Foto © Rai Cinema/01 Distribution 2015)

( I Sovrani di Selvascura Reilly/Hayek – Foto © Rai Cinema/01 Distribution 2015)

 

LA REGIA – Garrone confeziona un film sontuoso, frutto anche sia delle splendide location (come il Castello di Sammezzano o quello di Castel del Monte, o le splendide Vie Cave naturali fra Sovana e Sorano) e da costumi decisamente ricercati e una fotografia eccelsa (rispettivamente di Massimo Cantini Parrini – I Fratelli Grimm & l’Incantevole Strega, Van Helsing, Sogno di una Notte di Mezz’Estate – e di Peter Suschiztky – Il Pifferaio di Hamelin, The Rocky Horror Picture Show, Krull e Mars Attacks! , solo per citarne alcuni), assembla un casti di attori di grande livello ed esperienza, però qualcosa non ha funzionato.

 

(Il Re di Roccaforte/Cassel - Foto © Rai Cinema/01 Distribution 2015)

(Il Re di Roccaforte/Cassel – Foto © Rai Cinema/01 Distribution 2015)

 

Sono uscito dall’arena estiva abbastanza deluso, non mi ha coinvolto, non mi ha trasmesso emozioni, ho semplicemente visto un film ben confezionato ma senza l’emozioni che mi ha trasmesso ad esempio Gomorra o Reality; visivamente mi ha colpito moltissimo, è una visione decisamente potente, ma non ho trovato quel coinvolgimento che mi aspettavo da una pellicola simile, da come mi era stata presentata e pompata dalla campagna pubblicitaria.

Per il resto Garrone realizza sequenze curate, di alto impatto visivo e ricche di dettagli, che catturano lo spettatore.

 

(Il Re di Altomonte/Jones - - Foto © Rai Cinema/01 Distribution 2015)

(Il Re di Altomonte/Jones – – Foto © Rai Cinema/01 Distribution 2015)

 

IL CAST – Come detto, di livello: fra i nomi di grido spiccano su tutti quello della Hayek, nei panni della Regina di Selvascura, bramosa di avere un figlio fino all’estremo, e quello di Jones, nei panni del curioso, particolare e molto attaccato alla figlia Re di Altomonte; boccaccesco Cassel nei panni del Re di Roccaforte, forse a tratti quasi un omaggio ai voluttuosi protagonisti dei decamerotici italiani, ma che viene messo quasi in ombra rispetto ai due citati prima: menzione speciale per Bebe Cave nei panni della sognante figlia del Re di Altomonte, convincente; vi segnalo anche Iaia Forte e Massimo Ceccherini (non lo riconoscerete subito, fidatevi) nei panni dei circensi che si esibiscono alle vari corti della storia, una sorta di Fil Rouge invisibile fra le tre storie.

 

(Un'edizione storica del Cunto de Li Cunti - - Foto © Vialibri.net)

(Un’edizione storica del Cunto de Li Cunti – – Foto © Vialibri.net)

 

LE DIFFERENZE CON IL LIBRO – Conosco alcune novelle del Cunto de li Cunti (tra cui la Gatta Cenerentola, forse la prima trasposizione letteraria conosciuta nel mondo della celebre fiaba), mentre delle altre conosco poco, ma Garrone sembra aver fatto una fedele opera di trasposizione letterale delle fiabe, almeno in quelle proposte nel film; fu invece decisamente più “libera” l’interpretazione delle fiabe che fu fatta da Francesco Rosi (Le Mani sulla Città, Uomini Contro, Cristo si è fermato a Eboli, La Tregua) nel 1967 con C’era una Volta, film fortemente voluto dal produttore Ponti che vide un cast di altissimo livello (Sophia Loren, Omar Sharif, George Wilson, solo per citarne alcuni), che serve solo come minimo spunto, tanto che nel film se ne trova vaga traccia delle novelle originali.

 

(Il Manifesto originale di C'era una volta di Rosi - - Foto © MGM Films/Ponti 1967 & Ivid.it)

(Il Manifesto originale di C’era una volta di Rosi – – Foto © MGM Films/Ponti 1967 & Ivid.it)

 

GLI EFFETTI SPECIALI – Se le location sono state suggestive, se i costumi di Parrini e la fotografia di Suschiztky creano una magia visiva alta, anche gli effetti speciali, dalla riproduzione delle creature fantastiche che animano il film curati dal trio Eusebi, Terribili e Giomaro, che riportano in auge una grande tradizioni di effettisti nel cinema fantastico che avevamo, da capostipiti come Margheriti, Bava e Fulci a veri maestri internazionali come Rambaldi; un peccato, perché nel genere siamo stati per diverso tempo i capofila, poi abbandonato per i facili incassi delle commedie (spesso scollacciate e sboccate, vedi le saghe dei cinepanettoni) e abbiamo lasciato questo campo al resto del mondo.

 

( Foto © Rai Cinema/01 Distribution 2015)

( Foto © Rai Cinema/01 Distribution 2015)

 

Visivamente abbiamo dimostrato che abbiamo i numeri e gli strumenti per dire la nostra, manca solo delle sceneggiature solide e che appassionino, purtroppo in questo caso Garrone fallisce, mi spiace, ma spero dia stimolo ad altri per tornare a fare cinema fantastico in Italia.

IL MESSAGGIO – Come tutte le fiabe, anche quelle del Racconto dei Racconti hanno una sua morale ben evidente nel film e nelle storie, che stupiscono anche per la durezza, visto che siamo considerati a vedere le favole come roba per bambini e quindi liete e positive, ma che invece (come dimostrato poi da approfondimenti storici sul genere) avevano una crudezza e una morale molto più adatta a un pubblico adulto o atta a dare insegnamenti ammonitori che dovevano avere effetto di paura e non imitazione delle gesta dei protagonisti.

Qui il messaggio appare assai chiaro, che sembra avvalorare in pieno l’ipotesi della Teoria del battito d’ali della Farfalla: ogni nostra decisione, anche la più piccola, ha ricadute e conseguenze che non ricadono solo su di noi, ma anche su chi ci circonda.

In conclusione? Se volete vedere di cosa è capace il cinema italiano sul fronte degli effetti visivi, merita la visione; se invece andate o lo vedete perché riponete fiducia in una trama altrettanto potente, potreste uscire delusi, comunque, vale una visione al cinema o vederlo in DVD, Buona Visione !!!

 

 

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3 Comments

  1. Bellissima rece: sai che del film ho molto sentito citare il titolo ma non avevo capito nulla della trama? Pensavo non facesse per me, ma da quello che leggo me lo segno subito nei “da veder” 😉

    • Non è brutto, come detto è visivamente bello da vedere per la fotografia, gli effetti gli scenari, ma non è riuscito Garrone a coinvolgere lo spettatore nella trama, a mio avviso

      • Lo vedrei per piacere personale, non per il Zinefilo: è un prodotto di alta qualità, anche solo visiva, quindi esula dal target del blog 😉

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