La prima Rece non si scorda Mai – Everest

 

Nuovo appuntamento con la rece cinematografica, oggi vi parlo del film storico dedicato a una delle pagine più dolorose della storia dell’escursionismo alpino: Everest.

(Il Manifesto del Film – Foto © Universal Picture 2015)

LA TRAMA – Agli inizi degli anni 90, l’Everest, fino ad allora cima inaccessibile se non a organizzatissime e ufficiali spedizioni scientifiche, inizia a divenire alla “portata di tutti” grazie a compagnie, che dietro grosse cifre, organizzazioni escursioni in sicurezza (creando, sulle orme dei primi escursionisti, piste e tracciati sicuri e pre-montati) per chi ha soldi e passione per le scalate.

(Hall/Clarke e Fisher/Gyllenhaal – Foto © Universal Picture 2015)

Fra le compagnie commerciali che sono Leader nel Business ci sono la Adventure Consultants di Rob Hall (Jason Clarke – Nemico Pubblico, Zero Dark Thirty e Terminator Genisys) e la Mountain Madness di Scott Fisher (Jake Gyllenhaal – Donnie Darko, Zodiac, Prince of Persia e Animali Notturni), che si ritrovano, nella primavera/estate del 1996, insieme alle pendici dell’everest con i loro clienti in competizione-collaborazione per arrivare sulla cima del Tetto del Mondo, ma una serie di errori si riveleranno fatali…. Pulita e ottima ricostruzione di una tragedia che fece scalpore all’epoca diretta da Baltasar Kormàkur (Cani Sciolti, The Deep, Una Tragica Scelta), che ci porta a vivere le vicende legate a quella vicenda.

LA REGIA – Kormàkur confeziona un film pulito ed essenziale, una ricostruzione non eccessivamente romanzata della vicenda, presentando, nel corso del film, i protagonisti della vicenda con le loro motivazioni a tentare la scalata (interessante la serie di risposte che danno i vari componenti della scalata guidata da Hall, che chiudono alla domanda “perché scalare l’Everest” rispondono, nel finale della riunione, “Perché è lì!”, frase scaramantica di rito) e ci illustra i passaggi che portarono poi alle tragiche conseguenze del 1996 (dettagli li trovate QUI), oltre che ricostruire, grazie alle testimonianze (anche se in alcuni casi contradditorie) del giornalista/alpinista Jon Krakauer (nel film interpretato da Michael Kelly – Carlito’s Way, Man Of Steel e Chronicle) e dell’alpinista Uzbeko Anatoli Nikoliavich Boukreev (interpretato nel film da Ingvar Eggert Sigurðsson – K-19, Angel of The Universe e Beowulf & Grendel), lasciando che siano le azioni e le motivazioni dei protagonisti a parlare, più che scene iper-effettate o cercando qualche visione eroistica o romantica nella sfida dell’uomo alla montagna, qui invece assistiamo alle azioni e alle dirette conseguenze che scelte azzardate portarono a trasformare una quasi sicura ascesa in una catastrofe.

Splendida la fotografia di Salvatore Totino (Ogni Maledetta Domenica, Cinderella Man e la saga dedicata ai romanzi di Dan Brown), che ci restituisce lo splendore delle vette tibetane e la loro maestosa bellezza ma anche la loro tremenda pericolosità, per chi osa troppo su quelle cime…..

(La copertina dell’edizione italiana di “Aria Sottile” di Krakauer – Foto © Sorbacco)

IL CAST – Ottimo cast all’altezza della prova: bravi e convincenti i protagonisti Clarke e Gyllenhaal, nel portare l’amicizia/rivalità fra i due scalatori-imprenditori; bene anche le prove di Kelly e Sigurðsson nel ruolo dei due partner di Hall e Fisher, oltre che testimoni oculari della tragedia; ho trovato quasi ininfluente, ai fini della trama, il ruolo della moglie di Hall, Jan, interpretata da Keira Knightley (la saga Pirati dei Caraibi, Domino, The Imitation Game), ruolo molto rarefatto per un’attrice di questo calibro, fa la sua parte, ma quasi non si nota, nella parte di Jan; menzione speciale a Josh Brolin (I Goonies, Planet Terror, American Gangster e Jonah Hex), nel ruolo di Beck Weathers, uno dei clienti di Hall che tenta di scalare la cima dell’Everest, una persona che dietro la classica spacconaggine texana cela motivazioni personali profonde per tentare la scalata alla vetta.

(Weathers/Brolin – Foto © Universal Picture 2015)

IL MESSAGGIO FINALE – Kormàkur non sembra voler cercare una morale ambientalista, del tipo che l’uomo non deve sfidare la montagna, ma nel film sembra comunicare più che non dovrebbe aver fretta di bruciare le tappe, di vivere per forza la vita di corsa: l’incidente del 1996 fece molto discutere di come il progresso avesse permesso a persone per niente preparate in chiave fisica e di conoscenza della montagna e dei suoi rischi, specie a altitudine sopra gli 8000, che vivevano l’avventura dell’Everest al pari di una gita a Disneyland o di una gita fuori porta, mentre invece l’Everest e le altre cime degli 8000 richiedono invece, oltre che accostarsi a loro con grande rispetto e timore, una preparazione lunga e dettagliata, conoscenza dei rischi, attrezzature adeguate.

La lezione del 1996 è stata imparata solo in parte, ora ci si muove in sicurezza, ma ancora almeno per quanto riguarda l’Everest, il business ancora muove grandi masse (certo, infinitesimali rispetto a quelle di persone che fanno vacanze normali, ma comunque notevoli, per il Tibet e il Nepal), ma dopo quelle del 1996, altre tragedie simili sono accadute (anche se in quel caso il fattore ambientale, nel 2014 una valanga e nel 2015 il sisma, hanno fatto la loro parte), a testimonianza che non esiste la sicurezza al 100% in nessun caso.

(La foto originale della spedizione di Hall del 1996 – Foto © Mountainblog.it/Universal Picture 2015)

In conclusione? Un bel film che consiglio di recuperarvi, oppure guardate se il vostro cineclub di fiducia lo proietta, BUONA VISIONE!!!

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3 Comments

  1. da appassionato di cinema e di montagna ci sono andato a nozze con sto film… tra l’altro avevo letto il libro di Kracauer (secondo me uno dei più bei libri di montagna in assoluto, nonché uno dei più bei libri in generale che io abbia letto, diciamo tra i primi venti sicuramente)… dopo aver visto il film mi son letto anche il libro di Boukreev, per capire bene la diatriba che c’era stata tra lui e Krakauer e poi, non contento, anche una biografia su Scott Fischer… insomma, si è capito che la questione mi ha appassionato non poco…

  2. Avevo amato moltissimo il libro di Jon Krakauer, mi ha fatto piacere “rivederlo” qui interpretato da un grande attore che stimo molto come Michael Kelly. Il film mi è sembrato un po’ patinato, mi ha sorpreso Jason Clarke, uno nato per fare il cattivo nei film, in un ruolo da protagonista 😉 Cheers!

    • L’ho trovato documentaristico ma non in modo eccessivo, ne troppo “hollywoodiano”, Clarke convincente, anche se secondo me il vero protagonista é Brolin

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