La prima Rece non si scorda Mai – Ghost in The Shell

Nuovo appuntamento con la rece cinematografica, oggi vi parlo dell’atteso  Live-Action dedicato a uno dei fumetti e anime più iconici degli anni 90: Ghost in The Shell di Masamune Shirow

(Il manifesto del Film – Foto © DreamWorks/Paramount Pictures 2017)

LA TRAMA – Nel futuro il confine fra uomo e macchina e sempre più labile, con umani potenziati artificialmente e Cyborg sempre più simili all’essere umano.

Uno di questi é Mira Killian (Scarlet Johansson – le saghe Avengers e Captain America, Lost in Translation e molti altri), primo essere umano ad avere il suo cervello e la sua anima (detta “Ghost”) in un corpo interamente artificiale; Killian, detta Il Maggiore, è il fiore all’occhiello della Hanka Robotics, leader nel campo dei potenziamenti, creata dalla dottoressa Ouelet (Juliette  Binoche – Chocolat, Il Paziente Inglese, Cosmopolis e molti altri), è, insieme al collega Batou (Pilou Asbæk – Lucy, il remake di Ben Hur e la serie TV Borgen) e agli altri della Sezione 9, capitanata dal duro Daisuke Aramaki (Takeshi Kitano – Hana Bi, la saga di Battle Royal, Zatoichi e molti altri), nata per combattere attacchi terroristici e crimini compiuti nell’ambito delle cyber-tecnologie, come gli attacchi alla Hanka del misterioso Kuze (Michael Pitt – The Dreamers, The Village, il remake di Funny Games e molti altri)…. prende vita sul grande schermo uno degli anime/manga Cult di una intera generazione, che ha ispirato l’intero cinema e mondo legato all’universo cyberpunk e futuristico degli anni 90-2000.

(Johansson/Killian – Foto © DreamWorks/Paramount Pictures 2017)

LA REGIA – Rupert Sanders (Biancaneve e il Cacciatore) sembrava la persona meno adatta a portare GITS sul grande schermo, sinceramente mi scorreva il terrore lungo la schiena quando hanno annunciato il nome del regista, al suo secondo film per una major e in carriera.

Invece Sanders confeziona un buon film, con una regia nemmeno così banale: le sequenze d’azione sono ben girate, i dialoghi non sono banali o semplici copia-incolla delle storiche frasi del primo storico film d’animazione, non ci si arena quasi mai in sottotrame nate e morte lì senza un motivo; Sanders riesce a dirigere un cast di livello internazionale senza troppi problemi, affidandosi anche all’azzeccata fotografia di Jess Hall (Hot Fuzz, Creation, Transcendence) che esalta le atmosfere della città dove Killian e soci vivono, con i suoi quartieri-alveare, le luci delle pubblicità olografiche, il degrado dei livelli più bassi.

(Asbæk/Batou – Foto © DreamWorks/Paramount Pictures 2017)

IL CAST – A parte le stupide polemiche sul Whitewashing e il cambio di nome, ho trovato la recitazione della Johansson ottima, credibile nel ruolo di Killian/Kusanagi, essere artificiale eccezionale ma dall’anima e mente umana, con tante domande sul suo passato e il suo ruolo; bene anche le perfomance della Binoche/Ouelet, nel ruolo di creatrice e “Madre-amica” di Killian; convincente la perfomance di Asbæk/Batou e anche quella di Kitano/Aramaki (tra l’altro ho trovato interessante lasciare Kitano in lingua giapponese invece che farlo doppiare in inglese/italiano); mi ha convinto meno Peter Ferdinando (Biancaneve e il Cacciatore, 300 – L’Alba di un Impero e molti altri), nel ruolo del Dottor Osmund, presidente della Hanka.

(Kusanagi e Batou nella serie animata – Foto © Studio I.G/Dynit 2003)

LE DIFFERENZE CON MANGA E ANIME – Se era plausibile aspettarsi una trama che non indagasse troppo sugli aspetti filosofici-morali del fumetto, GITS in versione cinematografica è praticamente debitore sia ai due film che alle tre serie animate uscite fra la fine degli anni 90 e primi anni 2000: lunga è la serie di citazioni e omaggi dove il fan intravede i rimandi o ai primi o alle seconde, ma senza essere palesi fanservice per loro, ma rivisitazione e omaggio allo stesso tempo (la sequenza della “nascita” di Killian/Kusanagi mi ha dato le stesse sensazioni di quando la vidi la prima volta in VHS dell’anime).

C’erano state polemiche per la “occidentalizzazione” della protagoniste e il cambio di nome, ma alla fine, sinceramente, non credo infici la bontà di un buon film come questo, forse uno dei pochissimi casi in cui ho visto un live-action di un anime/manga trattati con un certo rispetto e senza sembrare, per dirla con Doc Manhattan, una mimmata pazzesca (ricordiamo con orrore il live-action di Tiger Mask o Kenshiro: non esistono sufficienti gironi danteschi infernali per chi li ha concepiti), per cui la scelta di presentare la protagonista con il volto della Johansson si sia rivelata giusta (e, vista poi nell’ottica di quello che viene svelato nel film – che non vi svelo – acquista un suo senso e anche un grosso rimando alla storia originale).

GITS è poi un film d’animazione che ha dato molto, in taglio internazionale, a tutta la filmografia legata al Cyberpunk e al futuristico: le stesse sorelle (fu fratelli) Wachowsky hanno ammesso quanto la saga di Matrix debba a Ghost in The Shell (e non solo quella, penso a videogiochi come Metal Gear Solid, ad esempio), anche se a sua volta credo GITS debba molto a Blade Runner, sopratutto per l’ambito della questione robotica&anima, senz’altro (e mi fa sorridere che presto vedremo un seguito di questo film).

Il lavoro di sintesi ha sacrificato alcuni aspetti, ma credo che Sanders e Dreamworks e Paramount abbiano fatto un bel lavoro, con questo adattamento.

(Foto © DreamWorks/Paramount Pictures 2017)

IL MESSAGGIO FINALE – Cosa rende umana una macchina? e cosa ci fa rimanere umani quando diventiamo noi stessi macchine? E’ questo che il film e la trama di base di GITS si pone e pone come domanda allo spettatore, nell’interrogativo che Killian domanda a se stessa alla ricerca di domande su cosa sia adesso e cosa era prima, in un mondo in cui “tutti sembrano connessi a qualcosa tranne me” …. in conclusione? Un bel film, una trasposizione fedele in diverse parti e che, nei cambiamenti effettuati, non impedisce la visione o ne ammazza la qualità e la godibilità al cinema, quindi correte nelle sale e BUONA VISIONE!!!

P.S: Aggiungo le rece del buon Maximo e del buon Doc per farvi una vostra idea

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4 Comments

  1. Ho il commento in rampa di lancio dalle mie parti, sono contento che ti sia piaciuto 😉 Le polemiche sul Whitewashing sono inutili, come tante polemiche legate ai film popolare sul web, Sanders visivamente ha fatto il suo dovere visivamente è un film molto bello, ma la trama ripulita dalla filosofia uhm… Non mi ha convinto. Cheers!

    • Sicuramente si perde uno degli elementi di fascino della creatura di Shirow (che amo, fra parentesi, ma da fan dico: pur sognando che qualcuno prima o poi faccia un film, sarebbe IMPOSSIBILE rifare fedelmente un Appleseed o un Dominion senza un’opera di sintesi della mania certosina di Shirow di dare una caratterizzazione enciclopedica alle sue opere

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