La Prima Rece non si scorda Mai – Sulla Mia Pelle

(Il Manifesto del Film – Foto © Lucky Red/Netflix 2018)

Ritorna dopo molto tempo la Rece cinematografica (ce ne sarebbero altre in cantiere, ma per impegni e cose varie, sono in stand by), oggi vi parlo dell’ottimo film legato al caso sulla morte di Stefano Cucchi e prodotto da Netflix, Sulla Mia Pelle:

 

LA TRAMA – Stefano Cucchi (Alessandro Borghi – Non Essere Cattivo, Suburra e la Serie TV l’Isola) è un geometra romano che si sta ripredendo dalla tossicodipendenza, che divide la vita fra lavoro, la palestra e la famiglia.

La sera, dopo un’uscita fra amici, viene fermato dai Carabinieri per un controllo e gli viene trovata addosso della droga; tradotto in arresto e portato in caserma, per Cucchi comincia il dramma che lo porterà a morire nell’ospedale penintenziario Sandro Pertini 7 giorni dopo il suo arresto, mentre nel frattempo, la sua famiglia, dal padre Giovanni (Max Tortora – I programmi comici Convenscion e Superconvescion, la Serie TV I Cesaroni, film come La Terra dell’Abbastanza e Loro) alla sorella Ilaria (Jasmine Trinca – Romanzo Criminale, Il Caimano, Maraviglioso Boccaccio, Fortunata) si scontrano con l’impossibilità di parlare o incontrare Stefano in carcere….. Uno dei due film con la nota piattaforma Netflix ha letteralmente conquistato il Festival di Venezia e che con la Regia di Alessio Cremonini (Border, Una Famiglia per Caso), al suo primo film importante, che ha portato sullo schermo una vicenda di cronaca italiana che ha tenuto e tiene tuttora banco sui media italiani.

(Cucchi/Borghi – Foto © Lucky Red/Netflix 2018)

 

LA REGIA – Cremonini confeziona un film dal taglio serio, documentaristico a tratti, ma che riesce, senza sembrare mai dover dare a Cucchi il ruolo di “eroe”, a raccontare perfettamente i fatti in base alle testimonianze, le prove e le vicende giudiziarie trascorse, l’assurda tragedia in cui è finito Stefano e che ha portato alla sua morte. Cremonini non nasconde nulla, mostra o fa intuire tutto, ci fa calare in quel muro di dubbi e paure che possano aver animato Cucchi nel tentare di raccontare la sua storia a qualcuno fra i tanti addetti (medici, avvocati, giudici, volontari, secondini), nel muro burocratico alzato da Procura e carcere contro i familiari, rimbalzati da una parte all’altra senza poter mai parlare o vedere loro figlio.

Splendida la fotografia di Matteo Cocco (Per Amor Vostro, Pericle Il Nero, Il Colore Nascosto delle Cose), che ci regala le atmosfere della periferia romana, delle stanze delle caserme, di Regina Coeli, del Pertini dove Cucchi ha passato i suoi ultimi giorni, delle terribili notti buie nelle celle, calandoci perfettamente in cosa può aver provato Cucchi, in quei giorni e quelle notti.

(Ilaria/Trinca e Giovanni/Tortora Cucchi- Foto © Lucky Red/Netflix 2018)

 

IL CAST – Assolutamente valido Borghi (impressionante come si sia trasformato fisicamente per interpretare Cucchi) nel ruolo di Stefano, capace di interpretarne i sentimenti, le contraddizioni e la fragilità di questo ragazzo; splendida anche la Trinca, convincente nella parte della battagliera Ilaria, che per prima si rende conto delle prime stranezze nel trattamento di Stefano dall’arresto alla detenzione; vera sorpresa Tortora nel ruolo del padre di Stefano, un ruolo molto serio che l’attore romano ha saputo portare bene sullo schermo.

Il resto del Cast, rispetto alla vicenda Cucchi, fa solo ruolo di contorno alla tragedia, sono comprimari rispetto alla famiglia Cucchi, su cui è incentrata la vicenda, sono volti che appaiono e scompaiono, proprio come le persone reali che hanno incrociato (e avrebbero potuto evitare la morte di Cucchi) Stefano nella realtà.

L’ACCOGLIENZA E LE POLEMICHE – Il film è stato accompagnato, dopo l’annuncio della sua partecipazione a Venezia e nelle sale, da diverse polemiche politiche e da sindacati di polizia vicini al centrodestra.

Il film inoltre ha riacceso le polemiche su come, durante le varie fasi processuali, e, recentemente, anche dall’inatteso colpo di scena della ritrattazione di uno degli accusati, portando anche Ilaria Cucchi a chiedere le pubbliche scuse ai molti, che negli anni, avevano offeso lei e la memoria di suo fratello, da Salvini a Giovanardi all’allora segretario della SAP Tonelli, tutti difendevano senza esitazione i carabinieri indagati e davano colpa della morte di Cucchi alla sua tossicodipendenza, all’epilessia o altri episodi.

 

(Ilaria Cucchi con la foto del corpo di Stefano – Foto © FB Ilaria Cucchi)

IL MESSAGGIO – Aldovrandi, Cucchi, Uva…. sono tanti, forse troppe, le persone finite arrestate o fermate da forze dell’ordine e finite morte in circostanze spesso poco chiare o palesemente coperte dagli stessi agenti responsabili della “custodia”. Film come questi non vogliono affermare che Cucchi sia una persona innocente: era finito nel giro delle tossicodipendenze, era stato fermato con droga addosso, ma per questo, non ha merito ne il trattamento, ne le violenze subite, ne meritava di morire, specie quando, pur in arresto, sei nella custodia dello Stato, che deve tutelare sempre i tuoi diritti.

Si spera che film (e sentenze, come quella Aldovrandi, che ha condannato i vigili autori del suo pestaggio e morte, o la recente sentenza che ha condannato uno dei due carabinieri accusati dello stupro di due turiste) alimenti sempre di più l’opinione pubblica a non guardare dall’altra parte e pretendere che TUTTI siano tutelati e che, un normale arresto e controllo, non sia l’ultima volta in cui vediamo una persona viva….

In conclusione? un film assolutamente da vedere, che sia al vostro Cineclub preferito o su Netflix, guardatelo, fatelo guardare, è uno di quei piccoli gioielli del cinema italiano che merita di essere visto e rivisto,

BUONA VISIONE!!!

 

1 Comment

  1. Totalmente d’accordo con te, non solo perché è davvero un ottimo film, che si tiene a distanza dall’agiografia, ma perché non poteva essere più attuale di così. Alessio Cremonini ha avuto un gran fegato ma anche le idee molto chiare, trattando l’argomento nel modo giusto, e nel momento giusto. Cheers

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