Esiste un Limite al “Politicamente Corretto”?

(Foto ©Facebook/Livanart Cosplay)

Dipende, non è così semplice stabilirlo. 

 

Indubbio che nel 20° secolo e nel 21° secolo, la sensibilità umana delle persone verso le minoranze (etniche, religiose, sessuali) sia notevolmente aumentata, sulla spinta anche delle battaglie per i diritti civili e di molte barriere rotte in ambienti come la Politica, il Cinema, lo Sport e la Società civile.

Il riconoscere diritti civili a persone che, per la loro condizione di etnia, genere o religione, veniva estromessa da determinate conquiste sociali (pari opportunità sul lavoro, nella salute, nell’istruzione, nei diritti civili, nella rappresentanza politica), sono state conquiste sacrosante, in una società che speriamo diventi sempre più inclusiva e aperta.

Applicare il linguaggio del “politicamente corretto” ci ha permesso di contrastare e mettere nell’angolo fenomeni come la xenofobia, l’intolleranza, l’uso del nazionalismo come forma di discriminazione, se applicato nei modi e termini corretti.

 Tuttavia, come sempre capita nella Storia della Civiltà umana, non si riesce a passare a una graduale e comprensiva via di mezzo, ma si arriva ad estremizzare le posizioni, arrivando a situazioni assurde.

Sul piano commerciale, per seguire questo nuovo corso, aziende come Disney hanno iniziato ad essere forse troppo “inclusive”, cambiando generi o stereotipi di alcuni loro personaggi con fini spesso palesemente commerciali, generando non poche polemiche e critiche: le critiche ai cambi operati a personaggi come Thor o Miss Marvel, critiche verso determinate copertine realizzate per personaggi Marvel o le recenti polemiche sull’attrice designata per il Live Action de La Sirenetta (o le ultime in Casa DC sugli attori scelti per il prossimo The Batman), fino a veri e propri linciaggi mediatici per scelte come quella della BBC per aver scelto una donna per Doctor Who.

Polemiche scatenate da movimenti come il #MeToo (partito con il nobile intento di denunciare gli abusi verso uomini e donne nel mondo lavorativo e sociale, ha poi purtroppo svoltato verso derive molto integraliste – e pessime scelte di Leader e persone-immagine del movimento – che ne hanno minato la forza comunicativa del messaggio) o i #SocialJusticeWarrior (movimento nato per combattere il razzismo e la discriminazione via social e nei media, diventato purtroppo movimento di fan che attaccano a seconda del gradimento o meno di un film, libro o serie tv), partite con scopi sinceramente lodevoli, sono diventati “caccia alle streghe” verso attori, autori, registi, arrivando a portare case editrici o cinematografiche a cambiare in corsa attori, registi o sceneggiatori accusati di compiere discriminazioni (o addirittura, con campagne di vero mobbing mediatico, autrici a ritirare i loro romanzi o libri annunciati per accuse di razzismo).

Negli ultimi le polemiche sul “politicamente corretto” hanno investito anche il mondo del Cosplay, che fino a pochi anni fa sembrava essere, per la natura principale di questo Hobby (permettere a chiunque, indipendentemente da fisico, sesso o etnia, di interpretare i personaggi preferiti presi da cartoni, film, serie tv o videogiochi), fuori da queste diatribe.

Come per le altre vicende, le prime polemiche sono partite in ambito USA quando cosplayer e fan dell’ambiente hanno iniziato ad accusare Cosplayer più o meno famosi di compiere “Blackwashing” e “Whitewashing”, ossia persone di pelle bianca che interpretavano, colorandosi la pelle, personaggi di pelle scura, o viceversa (persone di colore che interpretavano personaggi di pelle bianca), ritenuto offensivo perchè rievocativo del fenomeno del “Blackface”, portando spesso i suddetti a doversi “scusare” o a ritirarsi da competizioni o dal loro essere ospiti a Convention e Fiere.

 

(Manifesto di artista Blackface del 900 – Foto © Wikipedia/aventi diritto)

 

Questo tipo di polemiche sembrano approdate anche in Europa e hanno mietuto, in una competizione ufficiale, la loro prima vittima.

La concorrente francese Livanart Cosplay è stata infatti costretta a dover rinunciare a partecipare, come rappresentante del proprio paese, perchè la giuria della gara EuroCosplay (uno dei Contest più rinomati in Europa, in corso questo Weekend all’MCM London Comicon) ha ritenuto che il Cosplay realizzato dalla ragazza (Pyke, un non-morto fra i protagonisti di League Of Legend) era “offensivo verso le persone di colore” (la pelle scura è causata dalla morte del personaggio, annegato e tornato in vita).

Le è stato quindi vietato di portare il costume, realizzato con mesi di lavoro, a due settimane dalla gara, ma poteva partecipare con un’altro costume (? a due settimane da una gara?), ovviamente la ragazza ha dovuto rinunciare, ma ha scatenato enormi polemiche in tutta Europa.

La domanda che mi pongo è questa: c’è un limite, nello scrivere un fumetto, o interpretare un personaggio, o anche solo nella scelta di un’attore per un ruolo, nell’imporre il “politicamente corretto”, per timore di offendere o insultare una determinata minoranza?

In alcuni casi, a mio giudizio, sì.

Andrebbe valutato sempre il background in cui nasce una determinata opera, le opinioni personali dell’autore, il capire se le riversa nella sua opera, se il riferirsi, in maniera positiva o negativa, a una determinata minoranza sia implicita o esplicita, se sia diretta ai fini della narrazione o dell’interpretazione dell’opera.

Difficilmente, per dire, una cosa come questa è volutamente razzista o provocatoria, ma ironizza pesamente sui luoghi comuni che si hanno di determinate popolazioni (ivi compresa la nostra nazionalità):

 

 

 

Criticare per una pessima scelta di attori o sceneggiatura è lecito, criticare a prescindere, con la “scusa” di “difendere” determinate categorie, è invece sbagliato a prescindere, come è sbagliato magari associare le personali idee di un’autore con la sua opera (ricordo le ridicole polemiche su Lovercraft perchè, in vita, come molti dei suoi connazionali, aveva idee razziste, o le recenti polemiche sul Nobel alla letteratura assegnato al serbo Peter Handke, noto per il suo sostegno a Milosevic durante e dopo la Guerra nei Balcani) senza capire il contesto.

Credo poi che questo possa essere un pericolo verso la Satira, da sempre politicamente scorretta: diventare troppo accondiscente, troppo blanda, porta poi a perdere l’elemento principale della stessa, ossia farci comprendere l’assurdità del nostro aver paura del “diverso”e degli stereotipi e luoghi comuni che abbiamo su determinate etnie, generi o religioni.

In sintesi, dovremmo imparare a non abusare del Politicamente Corretto, altrimenti facciamo il gioco di chi, con la scusa che “si rispetta troppo le diversità altrui per non offendere”, chiederà di tornare indietro, di ripristinare discriminazioni, paletti e restrizioni che abbiamo faticato ad abbattere.

 

2 Comments

    • ma infatti, in alcuni casi, ritengo che siano polemiche molto sterili, come nel caso citato della partecipante dell’Eurocosplay

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