Dragonlance è Morto, il Fantasy No

La comunità Fantasy e Nerd è in pieno subbuglio per quanto sta accadendo fra Wizard Of The Coast e i creatori della saga di Dragonlance.

Colpa del “politicamente corretto”?

La polemica nella comunità ha subito preso piede per la vicenda (in sintesi: gli autori attuali della storica saga Fantasy, nata intorno al 1984, dal duo Laura e Tracy Hickman, poi sviluppata e proseguita da Tracy Hickman e Margaret Weis, pubblicata prima dalla TSR e poi, acquisita dalla compagnia Wizard, stavano sviluppando una nuova trilogia di romanzi, seguendo le linee dettate dalla Wizard, anche alla luce di polemiche incorse, negli ultimi tempi, sul fatto che alcuni concetti sulle “razze” e altre situazioni avevano colpito l’azienda con accuse di razzismo e sessismo presenti nei suoi giochi e produzioni; a seguito di queste polemiche, secondo gli autori di Dragonlance, Wizard avrebbe interrotto il contratto, bloccato ogni uscita dei libri – pur essendo due già pronti per la pubblicazione e il terzo in dirittura d’arrivo – di fatto, mettendo una “pietra tombale” alla saga), con molti nella comunità che stanno attaccando il movimento di proteste nate dal BLM e dal #cancelculture, che ha sollevato molte proteste e polemiche – anche di carattere revisionista – su opere cinematografiche, teatrali e culturali.

Nell’ambito del mondo Fantasy, stanno sortendo appunto polemiche analoghe, anche su grandi classici del genere (basta vedere le ultime in merito alla Saga di Tolkien Il Signore degli Anelli), polemiche che ciclicamente tornano, per dire), forte anche del fatto che stanno nascendo nuovi contesti fantasy, dove il concetto di includere minoranze, diversità e anche sradicare certi stereotipi, si sta facendo largo.

Dunque, colpa del “politicamente corretto”, delle proteste, se Dragonlance cesserà di esistere?

Sinceramente, non credo.

Partiamo da un presupposto: la Wizard credo stia semplicemente facendo una mera operazione di marketing e ripulita d’immagine, con le sue azioni; l’aggiornamento dei Manuali di D&D, la sparizioni di alcuni termini e concetti, per adottarne di più “neutrali”, rimuovere alcune carte datate e “fuoriluogo” lo fanno non tanto per il fan e il consumatore tradizionale – ormai fedele a prescindere a qualsiasi prodotto della Wizard – ma per le nuove generazioni, che sono attenti anche a tematiche sociali più delicate.

Le aziende, va bene precisarlo, non sono mai, di principio, a vocazione filantropica: Wizard nei decenni ha volutamente reso i suoi prodotti e li ha spinti affinché fossero più commerciabili e fruibili possibile; hanno voluto, specie con prodotti come Magic, puntare ad ampliare la cerchia stretta di fans e potenziali clienti, hanno capito che la cultura Fantasy poteva uscire dalla nicchia ristretta dei fan storici e puntare a un mercato globale più ampio e remunerato.

Il Fantasy è vivo e vegeto (e continuerà ad esserlo)

La fine (ma poi: è realmente la FINE di Dragonlance? al momento, non sappiamo se la rottura dell’accordo – e le conseguenti cause legali fra le parti – non porti a far uscire la Saga altrove o a farla uscire più avanti, una volta raggiunto un’accordo fra le parti) di Dragonlance NON è la fine del Fantasy, intanto.

Mai come negli ultimi anni, l’Universo fantasy, dal punto di vista di produzioni letterarie, cinematografiche, televisive, videoludiche e di Giochi (GDR, Online, da Tavolo) ha conosciuto una crescita esponenziale.

Anni fa sarebbe stato impensabile vedere pensata una serie Tv su Shannara (anche se ha avuto una conclusione e una produzione non esaltante), vedere un colosso come Amazon investire per una serie sul Signore degli Anelli (con un Budget quasi da film, che dovrebbe iniziare a breve le riprese), o un prodotto assolutamente Fantasy come The Dark Cristal sbarcare su Netflix (e piange il cuore sapere che non avremo la seconda stagione, per i pochi ascolti, ma già aver visto tale qualità di produzione prodotta, è fantastico); o pensare e vedere titoli GDR Fantasy per PC e consolle macinare successi su successi (da WOW a The Witcher, da Dark Soul a Diablo, ecc) o nell’animazione.; o il successo social di canali dedicati interamente alle giocate GDR Live (come la campagna Luxastra di Inntale, da noi).

Il fatto è che il prodotto Fantasy STA subendo un cambiamento, Wizard lo sa e si adegua – per vera convinzione o mero calcolo economico – ai nuovi gusti del mercato e dei suoi aquirenti.

Poi la problematica in se non è il fatto che non si possa analizzare i problemi di serie o libri nati in contesti storici molto diversi dal nostro periodo (e quindi nati con sensibilità e problematiche diverse), basterebbe contestualizzare appunto la cosa.

Si può analizzare il fatto che Lovecraft abbia scritto le sue opere influenzato sicuramente dal retaggio americano (e razzista) dell’epoca, ma si può apprezzare lo stesso il suo fantastico modo di scrivere e come riesca a rendere l’orrore nei suoi libri.

Lo stesso si può apprezzare il mondo e le tematiche di D&D, o la narrazione di Dragonlance, e la storia e le vicissitudini dei protagonisti di Tolkien, ma al contempo, contestualizzare e capire il mondo, il retaggio e la società in cui gli autori hanno scritto le loro opere.

Si può rileggere in modo critico opere e pubblicazioni del passato, ma apprezzarle allo stesso tempo per il contributo dato a un genere; ma dobbiamo anche comprendere che sta nascendo tutto un nuovo modo di narrare e pensare il Fantasy, figlio della nostra epoca e della nostra cultura.

E anche per questo il Fantasy non morirà mai.

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