Un personaggio, due voci, un solo grande Addio, guardando le Stelle…

Perdere nel giro due giorni due attori del calibro di Sean Connery e Gigi Proietti è stato un grave colpo, per tutti gli appassionati e il mondo del Cinema e del Teatro.

E’ incredibile notare come le loro due carriere hanno avuto tante similitudini: entrambi capaci di bucare lo schermo e conquistare il pubblico, con ruoli iconici, con battute e frasi diventate un Cult.

Connery attraverso personaggi entrati nella Leggenda del cinema, dalla spia per eccellenza, James Bond, a ruoli come il mentore di McLoad, Ramirez, fino ad aver incarnato il frate indagatore Guglielmo da Baskerville ne Il Nome della Rosa o nei panni del padre di Indiana Jones.

Proietti attraverso personaggi come quello di Mandrake in Febbre da Cavallo, forse il suo ruolo più amato, ma anche nel cialtronesco Meo Patacca, o i successi televisivi come la fortunata serie del Maresciallo Rocca, o i suoi straordinari monologhi teatrali.

A grandi successi, entrambi hanno avuto periodi altalenanti, produzioni e ruoli non proprio brillanti, ma hanno entrambi avuto anche una carriera di doppiaggio e di prestare la voce a personaggi immaginari e non reali.

E il Destino, a volte, gioca sorprese e coincidenze incredibili. come quello che porta due grandi attori, a finire di doppiare, nello stesso film, nelle rispettive lingue, lo stesso personaggio.

Connery e Proietti hanno prestato la voce a quello che tuttora ritengo uno dei draghi migliori apparsi sul grande schermo (forse a pari livello, solo lo Smaug interpretato/doppiato da Cumberbatch nella trilogia cinematografica de Lo Hobbit – curiosa ulteriore coincidenza, altra serie di film dove Proietti è al doppiaggio).

(Foto © Universal Pictures – 1996)

Dragonheart, del 1996, è un Fantasy che ho apprezzato, non solo per gli effetti dell’epoca (che a rivederli oggi, ancora rendono bene come resa), ma anche per la straordinaria mimica con cui al drago furono date le movenze facciali di Connery e come Connery, con la sua voce, seppe dare autorevolezza a Draco, alle sue parole, al suo Codice d’Onore e alle sue convinzioni.

Proietti, nella versione italiana, seppe fare altrettanto, con uguale carisma e professionalità, facendo amare al pubblico italiano il personaggio di Draco e la sua storia.

Il destino di Draco nel film, ultimo della sua specie, è segnato dalla scelta fatta, a inizio film, di dividere il suo cuore (e la sua vita) con il figlio di un Re tirannico, che gli salverà la vita a patto di rispettare il Codice di lealtà dei Cavalieri di Camelot.

Tutto il film è incentrato sul rispetto di un Onore e le conseguenze che comporta, di come le scelte facciano le persone che alla fine siamo; Connery e Proietti hanno portato, sugli schermi, personaggi e protagonisti che, delle loro scelte e delle conseguenze legate ad esse, hanno sempre fatto un marchio indelebile, sarà anche per questo, che la gente li ricorda con affetto.

Per questo credo che il miglior modo per salutare entrambi, con il dovuto amore e rispetto, sia ricordarli con quel bel dialogo finale fra Bowen e Draco:

“E adesso Draco, senza di te, che cosa faremo? A chi ci rivolgeremo?”

“Alle stelle Bowen, alle Stelle.”

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