Non è mai troppo Tardi per ricordare Manzi

Noto come, purtroppo, sia passato alquanto in sordina il 60° Anniversario della prima puntata (andata in onda il 15 Novembre 1960) di Non è mai troppo Tardi, storico programma RAI, che ha segnato un’epoca della nostra cultura e della televisione italiana.

Come Alberto Manzi e la RAI hanno sconfitto l’analfabetismo

Pochi programmi come quello condotto dal maestro Alberto Manzi, negli anni del dopoguerra e del Boom economico, hanno dato un contributo così grande e importante nella lotta all’analfabetismo (specie quello degli adulti) e alla diffusione dell’istruzione di base nel nostro Paese.

Il tono paternale ma professionale di Manzi, unito ai semplici esempi che usava, anche grafici (oltre ad oggetti assolutamente innovativi per l’epoca. come la lavagna luminosa), permettevano a chiunque da casa, dall’adulto che aveva abbandonato gli studi in tenera età per lavorare, all’anziano che mai aveva fatto le scuole dell’Obbligo.

Anche se il programma-pilota in RAI era stato varato nel 1958 (Telescuola, diretto da Enrico Accatino, rivolto al completamento delle scuole Secondarie), aveva avuto buoni ascolti, era comunque un programma mirato a un preciso percorso di istruzione; il programma di Manzi abbracciava la didattica di base per tutto il ciclo primario e secondario, quindi ne beneficiarono una fetta decisamente più ampia della popolazione.

Oltre a Manzi, dobbiamo anche un giusto riconoscimento al maestro toscano Ilio Guerranti, di Colle Val d’Elsa, che dal 1965 al 1966 condusse le lezioni per le classi dalla 3° alla 5°.

Un programma rimasto nel cuore, ancora oggi

Il successo di quel programma si è visto anche nel modo in cui, ogni volta, ha saputo attirare l’attenzione sugli schermi in ogni occasione in cui quel titolo è stato riproposto.

Basti pensare alla storica riedizione proposta nel bienno 1990-1991 con Gianni Ippoliti alla conduzione, rivolta agli anziani; o anche al programma, aggiornato e virato sulla conoscenza di internet e del linguaggio dei computer, proposto nel 2004 su RAI Educational. O il successo che ebbe la miniserie televisiva omonima, con Claudio Santamaria nel ruolo di Manzi, andata in onda nel 2014.

Oggi a portare avanti la Memoria e gli insegnamenti di Manzi, c’è la Fondazione Omonima, curata dalla Regione Emilia-Romagna, il Parco Archeologico “Alberto Manzi“a Pitigliano (GR), paese dove Manzi ha vissuto gli ultimi anni di vita da Sindaco, fino alla sua morte il 4 Dicembre 1997), oltre all’infinito materiale nelle Teche RAI che sono accessibili a una vasta fetta di pubblico e studiosi.

In un epoca e un periodo dove, paradossalmente, l’alta e vasta gamma di contenuti e strumenti multimediali, non corrisponde con altrettanta conoscenza e diffusione della cultura e dell’istruzione nella popolazione, forse farebbe comodo, avere un nuovo Maestro Manzi a insegnare alle generazioni più giovani e meno giovani, come sfruttare la tecnologia e le moderne fonti di ricerca e cultura odierna.

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