Efrem e Giuseppe, due Maestri e due Uomini di fotografia

Sono giorni molto tristi e non semplici, per chi ama la Fotografia. In pochi giorni, abbiamo perso due grandi professionisti, ma soprattutto, due grandi uomini e persone, che hanno saputo raccontare la Fotografia con il Cuore, oltre che con la Tecnica.

Giuseppe Rotunno ha saputo curare la fotografia di grandi registi come Fellini, Visconti, Monicelli: il suo stile, il suo modo di impostare la luce, le ombre, era riconoscibile da regista a regista, pur avendo lavorato con registi dagli stili e dal modo di raccontare cinema così diversi fra loro.

Che ebbe anche coraggio di lottare contro i totalitarismi, che pagherà con la coscrizione obbligatoria nell’esercito durante la seconda guerra mondiale, la cattura e la deportazione nei lager tedeschi, dove il suo lavoro lo salverà dalla morte, fino alla liberazione.

(Rotunno con Fellini – Foto © Archivio Cineteca Nazionale)

Rotunno, si è fatto apprezzare anche all’estero, per il suo lavoro (fu il primo direttore della fotografia non americano ad essere ammesso alla ASC), ma rimase sempre una persona molto umile, che amava il suo Lavoro e insegnava l’Arte della Fotografia di Scena alle nuove generazioni, fino al dedicare, dal 1988 ad oggi, il suo talento nell’insegnare al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove si dedicava al restauro dei grandi Classici del Cinema italiano.

Efrem Raimondi è stato un fotografo che andato oltre, il concetto di Fotografia: che fossero le tragiche immagini dell’Irpinia, che fossero i tanti set realizzati con Vasco (tuttora conservo gelosamente il cd di Stupido Hotel, le cui foto erano state realizzate da Efrem, personalmente fra gli scatti migliori realizzati per il Rocker di Zocca) o fotografare icone dello Sport come Valentino Rossi o Ibrahimovic, l’approccio di Efrem alla fotografia era sempre lo stesso: sull’urgenza di raccontare il presente, di immortalarlo in foto.

(Raimondi fotografato da Alessandro Burato – Foto © Alessandro Burato)

E questo lo raccontava e lo insegnava a chiunque volesse imparare fotografia da lui, che fosse la semplice persona con la passione delle foto, che il professionista di lungo corso che voleva imparare qualcosa di più; insegnava che una foto è condivsione: condivisione del momento, dell’idea, del percorso….

Oggi siamo tutti un po più soli, senza Efrem e Giuseppe, ma se abbiamo imparato dalle loro lezioni, ci sentiremo meno soli, mentre scattiamo.

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