17 Marzo 1861: 160 anni fa, nasce il Regno d’Italia

Complice la Pandemia e la situazione (anche politica), che stiamo vivendo, sono passati alquanto in sordina i festeggiamenti per il 160° anniversario dell’Unificazione e della Nascita del Regno d’Italia, che ha gettato poi le basi per la nostra Repubblica, nata nel 1946, come stato unitario e nazionale.

Una ricorrenza poco celebrata

Come accade, purtroppo, per la Festa del Tricolore (il 7 Gennaio), anche la festa dell’Unità Nazionale viene, a mio giudizio, poco celebrata e mediaticamente ricordata a livello nazionale, fatto salvo in alcune zone d’Italia.

Non so se per motivazioni storico-politiche (la celebrazione dell’Unità d’Italia, raggiunta sotto i Savoia nel 1861, è stata forse erroneamente vista come una celebrazione della famiglia reale e della Monarchia, negli anni immediatamente successivi alla Repubblica, cosa che ha portato ad essere “dimenticata” da una certa parte politica e usata da altre) o se per un sentimento di identità nazionale mai coltivato e diffuso con convinzione dalle istituzioni (basta vedere come, almeno sui social, stiano tornando “nostalgie”neo-borboniche” (spesso supportate da convinzioni storiche errate o male interpretate) o come, fino a pochi anni fa, esisteva un forte sentimento anti-nazionale di partiti “nordisti” (anche lì supportato da convinzioni totalmente inventate di “identità padana”).

Una Unità raggiunta (in parte) solo sulla Carta

Chiaramente, quando parliamo del Risorgimento e delle Guerre d’Indipendenza italiane, dobbiamo essere obbiettivi.

I Savoia puntavano principalmente a espandere il loro dominio sul Nord Italia, per porsi come valido stato alleato della Francia e del Regno Unito contro il predominio Austro-ungarico, che era impegnato a controllare un regno vasto ma frammentato in autonomie più o meno palesi e il crescente desiderio di espansione della Prussia nella confederazione germanica (in cui l’Austria esercitava ancora una notevole influenza).

Per questo direttamente o indirettamente, Francia e Regno Unito finanziavano e sostenevano sia i gruppi risorgimentali come quelli di Mazzini, sia azioni dirette di stati come quello Sabaudo.

L’opzione di far annettere quanti più micro-stati italiani (da secoli divisi e in conflitto anche fra loro, che avevano portato nei secoli sfere d’influenza tedesche, francesi, spagnole ed austriache) sotto un’unica nazione, apparve quindi la soluzione più pratica e fu nel Regno di Sardegna individuato il candidato perfetto per tale operazione.

Questa opzione è stata palese nella Seconda Guerra d’Indipendenza, che avrebbe dovuto concludersi, dal punto di vista militare, con l’annessione lombarda, ma a fronte dei moti rivoluzionari in altri stati del Centro Nord, permise, grazie anche a ottime manovre diplomatiche, l’annessione dei ducati emiliani e della toscana tramite plebisciti popolari negli stessi territori.

A questo si aggiunse la Campagna di Garibaldi e della sua Spedizione dei Mille, in sostegno a moti popolari in Sicilia, che porterà a una vera e propria e campagna di conquista del Regno delle Due Sicilie, che verrà conclusa quando le truppe sabaude, scendendo dal Nord (e occupando e conquistando la Romagna, le Marche e l’Umbria), al comando di Vittorio Emanuele II, a Teano fermeranno Garibaldi, pronto a invadere il Lazio e lo Stato Pontificio per liberare Roma dal Papato.

L’Unificazione fu quindi sicuramente una manovra di natura squisitamente militare, nella forma, fatta attraverso due distinti conflitti e di una serie di situazioni storiche e politiche degli Stati Pre-unitari che favorì la marcia di unificazione sabauda.

I successivi plebisciti fatti negli stati che aderirono volontariamente (quelli del Nord) e quelli occupati (al Sud e nelle zone pontificie conquistate nella Marcia verso Teano) in larga parte a maggioranza votarono per l’annessione (ma sicuramente, ci furono anche pressioni diplomatiche verso questa decisione, per evitare nascite di stati a vocazione repubblicana e anti-monarchica), ma, specie al sud, sarebbe falso non ammettere che mancò un reale piano di sviluppo e unificazione con il resto del Regno.

Se sicuramente sono spesso fonti ridicole quelle che parlano apertamente di deportazioni di massa, eccidi su eccidi, addirittura usando il termine “genocidio”, si delinea spesso un Sud “progredito” e “moderno” rispetto al Nord, quando nella realtà, gran parte del Sud versava in condizioni arretrate su economia, istruzione, infrastrutture e condizioni sociali.

Il problema vero è che con l’annessione, le condizioni non progredirono, ma il divario si acutizzò ancora di più, portando alla situazione di forte distacco economico fra Nord e Sud e alla nascita della “Questione Meridionale”.

Una occasione mancata, ma a cui si può (ancora) rimediare

L’Unità italiana fu una campagna militare di annessione di territori, affermare il contrario sarebbe non riconoscere la natura militare e politico del Risorgimento; se non ci fosse stata la discesa diretta in campo dei Savoia e l’appoggio di grandi potenze (diretta o indiretta) di Francia e Regno Unito, difficilmente avrebbero avuto un successo i singoli movimenti risorgimentali o, per dire, le sole imprese militari garibaldine.

Fu quindi un connubio di campagne militari, alleanze politiche, strategie e sfruttamento di moti popolari per realizzare, al momento giusto, l’Unità territoriale del nostro Paese.

Il problema di fondo è che, una volta fatta l’Italia, per parafrasare una famosa frase, non sono stati fatti gli italiani: non è stato risolto il divario (economico, sociale, infrastrutturale) di diverse regioni, creando quel Gap che ancora oggi caratterizza certe zone del nostro Paese; non è stato creato un sentimento Nazionale vero, sentito (e in questo, mi spiace dirlo, hanno molto più sentimento nazionale stati vicini a noi o stati con molto meno bagaglio storico e culturale del nostro, che sembra riusciamo a tirare fuori l’amore per la Patria solo quando gioca la Nazionale o quando usiamo la parola “Patria” per accostarla a idee sovraniste o xenofobe) e condiviso, mentre ancora oggi, ci dividiamo e litighiamo per questioni di dialettica locale e regionale.

Forse recuperare la solennità di queste feste nazionali, recuperare e approfondire la storia del nostro Paese pre e post Unità, ci darebbe un serio amore per il nostro Paese, la nostra cultura e le nostre radici storiche.

Un mio caro amico, rievocatore storico, studioso e amante della cultura storica, ha scritto tempo fa, una cosa che mi sento di condividere: “Ho tra le mani il periodo dell’Unità d’Italia tanto caro a me e finalmente potrò approfondire situazioni che servono a comprendere il torto e la ragione senza pregiudizi di parte.”

Ecco dovremmo fare esattamente così: esaminare i dati storici senza pregiudizi, lasciando “tifoserie” fuori dalla discussione storica, sfruttare una giornata come questa per tornare a studiare, seriamente, la NOSTRA Storia e capirla.

P.S: Post di natura revisionista, complottista o di “tifoseria” saranno cancellati

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