Indomita Genova, Le Lacrime di Luglio: 20 anni dopo il G8

In circostanze normali, senza quello che ha investito il mondo da più di un anno a questa parte, mi immagino Genova sarebbe stata, in questa data, piena di iniziative Live e manifestazioni, per ricordare una delle pagine più controverse e cruente della nostra storia recente italiana.

Il G8 di Genova del 2001 nacque con tutte le peggiori prospettive possibili: dalla sede (Genova), una città logisticamente impossibile da gestire per le sue caratteristiche (strade strette, dislivelli, spazi ingestibili), alle tensioni che già da due anni precedenti (dai fatti di Seattle, Davos e Goteborg all’estero e dagli scontri al vertice OCSE a Napoli dello stesso anno) che aveva riportato la lotta di piazza a livelli alti.

A questi fattori si aggiunse la tensione per le allerte terroristiche per i possibili attacchi di Al Qaeda (che nel 2001 realizzerà poi, a Settembre, il suo attentato più clamoroso e micidiale negli USA) al Vertice e per le evidenti tensioni interne, in Italia, fra le varie anime del Movimento No Global, fra il blocco che voleva proteste pacifiche e senza scontri e chi invece puntava allo scontro diretto con le forze dell’Ordine con l’obbiettivo di sfondare la cosidetta “Zona Rossa” (il settore assolutamente No Limits per manifestanti e gente comune, dove si sarebbe tenuto l’attività principale del G8).

A Genova ha perso l’Umanità, prima di tutto

Sì è detto che i principali sconfitti siano stati due a Genova: Lo Stato di Diritto e il Movimento No Global.

In realtà gli sconfitti furono molti di più, in quelle giornate terribili.

Perse il Governo, che mostrò l’incapacità di dialogare con la parte pacifica e tutto il settore delle associazioni legate al mondo delle ONG e delle ONLUS, che subirono più di tutte la repressione delle forze dell’ordine e le conseguenze più pesanti.

Persero le Forze dell’Ordine, che si dimostrarono incapaci di gestire le manifestazioni, la tensione della situazione, che non riuscirono ad avere una cabina di regia comune efficace, ma si mossero come schegge impazzite da una parte all’altra di Genova, con le conseguenze che abbiamo visto poi.

(Scontri in Corso Italia – Foto © Mauro Scrobogna/LaPresse 2001)

Perse la Giustizia, alla luce del fatto che molti degli autori delle violenze compiute sui manifestanti a Genova non solo non hanno realmente scontato condanne di colpevolezza, ma hanno addirittura fatto carriera e ottenuto promozioni, mentre i manifestanti coinvolti (direttamente o indirettamente, alcuni addirittura risultati estranei poi ai fatti contestati), hanno avuto condanne severe e provvedimenti molto pesanti.

Perse il Movimento No Global, spazzato dalle divisioni interne, dalla mania di protagonismo (e tornaconto politico, come si vide dalle carriere di alcuni) di alcuni dei leader e dalla violenta repressione delle manifestazioni, che spensero il Movimento, che si frammentò in tante piccole correnti, che non trovò più (e non trova tuttora) una unione così trasversale e variegata delle tante anime dell’attivismo politico italiano.

Ma sopratutto, perse l’Umanità, con i fatti di Piazza Alimonda, della Diaz, di Bolzaneto, con quelle immagini di persone inermi pestate, massacrate, sanguinanti e in lacrime, private di ogni dignità umana e sociale, da quelle giornate.

Una Ferita ancora aperta

Quanto accaduto a Genova è ancora oggi una ferita ancora aperta; quella vicenda ha completamente cambiato la visione delle persone nei confronti delle forze dell’ordine, oltre che delle manifestazioni, portando a un netto distacco dell’opinione pubblica nei confronti di entrambi.

L’esempio più lampante di questo distacco è probabilmente il fatto che ancora oggi, fatichiamo ad applicare, nelle legislazioni, concetti alquanto semplice come i codici identificativi per gli agenti su divise e caschi, per individuare subito chi compie azioni che superano le regole d’ingaggio nelle manifestazioni e negli arresti, oltre alla resistenza, da una certa politica, ad applicare il Reato di Tortura nel codice penale, con la scusa che “perché non si può lavorare col terrore di non poter garantire la propria sicurezza e l’altrui sicurezza”.

(Soccorsi ai manifestanti feriti negli scontri – Foto © Mauro Scrobogna/LaPresse 2001)

O come siamo arrivati, nelle ultime legislature, ad arrivare a considerare pericolosi gli striscioni o riesumare procedure penali del ventennio per colpire attivisti impegnati in battaglie internazionali, sono solo un esempio dell’eredità del G8 di Genova.

Una reazione più ampia della società civile contro i fatti di Genova, l’applicazione equa di tutte le condanne nei confronti di tutti gli autori (manifestanti, forze dell’ordine ecc) e una ferma condanna delle forze politiche di tutti gli schieramenti verso quanto accaduto allora, avrebbe forse permesso non solo un serio esame di coscienza nelle procedure di gestione delle manifestazioni, ma avrebbe anche permesso al Movimento No Global di continuare, darsi una linea unitaria e coesa (e dimostrare, come fecero a Firenze l’anno dopo al social Forum, che in condizioni di sfilare in modo pacifico e civile, niente sarebbe accaduto anche a Genova); invece Genova segnò un altro dei tanti motivi di frammentazione della sinistra extraparlamentare e del distacco con il centrosinistra, che favorirà l’ascesa del centrodestra e l’arrivo, anni dopo, di una certa “antipolitica” molto negativa.

Molto materiale per non dimenticare

La “fortuna” dei fatti tragici di Genova è che esiste una immensa quantità di materiale (scritto, fotografico, filmato) che permettono a chiunque di documentarsi, anche senza aver vissuto, quelle pagine e quei giorni difficili.

Fra i Libri sicuramente quelli di Lorenzo Guadagnucci, giornalista toscano del Carlino, che si trovava dentro la Diaz al momento dell’irruzione e del successivo pestaggio, che ha ben raccontato in “Noi della Diaz”nel 2008 (Terre di Mezzo) e “L’Eclisse della Democrazia” nel 2011 (Feltrinelli).

Altro Libro interessante è “G8: Cronaca di una Battaglia” di Carlo Lucarelli (Einaudi Stile Libero), che aveva già trattato il G8 in una delle puntate di Blu Notte.

Edito invece da Supporto Legale è “Nessun Rimorso: Genova 2001-2021” con le tavole e le storie di Zerocalcare, Maicol&Mirco, Scozzari, Spataro, Palumbo e molti altri, una opera a fumetti con testimonianze di chi, fra quegli autori, era presente in quei giorni a Genova.

Sempre nell’ambito di Fumetti e Graphic Novel, sicuramente interessante “Dossier Genova G8. I Fatti della Scuola Diaz” del duo Gloria Bardi/Gabriele Gamberini (Becco Giallo), che analizza i fatti della Diaz.

Sul fronte documentari, sicuramente da vedere “Un altro Mondo è Possibile”, documentario collettivo realizzato da più registi legati al Genoa Social Forum (fra i quali Mario Monicelli, Francesca Comencini, Gillo Pontecorvo, Ettore Scola e molti altri).

Altro documentario interessante è “Le Strade di Genova” di Davide Ferrario, sempre realizzato durante il G8.

Decisamente impressionante, per le ore di montaggio, girato e produzione, la puntata speciale di Fuori Orario di Ghezzi andata in onda nel 2006 per il 5° anniversario dei fatti di Genova, “L’O di G8”, un lavoro impressionante ancora oggi, fra il surreale di cosa andava in onda sulle reti nazionali e cosa accadeva, filmato da decine di registi e documentaristi, nelle strade e piazze di Genova.

Decisamente controverso, per alcune sue interpretazioni, il docufilm “The Summit” del duo Franco Fracassi/Massimo Lauria del 2011, ma che fornisce alcune testimonianze interessanti degli scontri.

Sul fronte film, assolutamente consigliato “Diaz – Don’t Clean Up This Blood” di Daniele Vicari del 2012, un film davvero realistico nel rendere le terribili vicende della Diaz.

Fra le ultime cose da recuperarvi, consiglio sicuramente l’ottima serie di Podcast di Internazionale, che trovate QUI, con un bel lavoro in cinque puntate sui fatti salienti del G8.

Oppure potete leggervi il bell’articolo del Post di Stefano Nazzi, con un sunto, ma molto dettagliato, delle vicende, prima, durante e dopo il G8.

Non dimenticate quel che è accaduto a Genova, perché potrebbe accadere di nuovo….

Foto & Video © Aventi diritto

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