I Luoghi della Shoah in Italia: visitarli per conservare la Memoria

Oggi 27 Gennaio, ricorre, come ogni anno, il Giorno della Memoria, giornata Mondiale celebrata nel giorno della Liberazione del Lager di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa avvenuto il 27 Gennaio 1945.

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Perché è importante la Memoria, Oggi più che mai

(Foto © RAI 2017)

(Foto © RAI 2017)

Oggi é il Giorno della Memoria, in cui ricordiamo il 27 Gennaio del 1945 la liberazione del Lager di Auschwitz in Polonia da parte dell’Armata Rossa.

Sono passati 72 anni da quel giorno, cerimonie, associazioni, luoghi, incontri e studi sull’Olocausto abbondano, eppure nonostante questo, ancora sembra che non abbiamo appreso appieno questa triste pagina di storia.

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La Prima Rece non si scorda Mai – Il Figlio di Saul

 

Nuovo appuntamento (scusate l’attesa, ma impegni e vicende personali hanno preso tempo necessario sacrificandolo al Blog) con la rece cinematografica, dedicato a un intenso e molto crudo film storico: Il Figlio di Saul.

(Il Manifesto del Film - Foto © Laokoon Filmgroup/Teodora Film 2015)

(Il Manifesto del Film – Foto © Laokoon Filmgroup/Teodora Film 2015)

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Perchè Ogni anno…..

(Le Insegne dei Prigionieri dei Lager tedeschi - Archivio Federale Tedesco)

(Le Insegne dei Prigionieri dei Lager tedeschi – Archivio Federale Tedesco)

“ma perchè ogni anno celebrate solo l’Olocausto e non dite mai nulla di “inserire altra tragedia a piacimento” eh?”

E’ la frase che ogni anno leggiamo o sentiamo da chi sente la spasdomica necessità di ricordare che esistono altri genocidi nella Storia e che, a suo giudizio, quello che conosce LUI è PIU’ GRAVE dell’Olocausto.

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70 anni fa…..

70° Giorno della Memoria

….. Quel cancello cadde.

E con esso cadde anche la nostra ignoranza su quanto poteva essere oscuro il lato malvagio dell’essere umano.

70 anni fa il Mondo scopriva Auschwitz.

70 anni dopo ricordiamo il  giorno più buio (ma anche quello più luminoso, perchè riscoprimmo la nostra Umanità) con il Giorno della Memoria.

 

Vincitori e Vinti…Addio Schell…

Mentre ovunque si vede stati dedicati alla morte di Philip Seymour Hoffman, io preferisco invece parlarvi della morte meno interessante per i media e i frequentatori dei social network: quella di Maximilian Schell, per due motivi:

1) Una persona che si ammazza perchè, nonostante dalla vita abbia tutto (successo, l’amore di una famiglia e un’ottima carriera) decidi di rovinarsi l’esistenza con la tossicodipendenza, non ha il mio rispetto e neanche la mia compassione, perché nessuno ti ha puntato una rivoltella e obbligato a drogarti ma è stata una tua scelta;

2) Omaggiare di tributi un Uomo che ha letteralmente sputato sul successo e l’affetto dei fans ammazzandosi perchè incapace di non smettere di drogarsi non merita di essere incensato; chiaro, ci ha lasciato ottime interpretazioni in grandi film, ma la cosa finisce lì e, onestamente, non mi va di dedicare pianti e omaggi a chi sputa in faccia a quanto di positivo gli ha dato alla vita.

Finito questo breve incipit del “perchè non piangerò la morte di Hoffman”, vado invece a scrivere del perchè invece mi spiace se ne sia andato Schell: nato a Vienna nel 1930, l’attore esordisce nel 1955 nel film tedesco all’Est si Muore, che racconta gli ultimi tragici giorni della seconda guerra mondiale in Germania.

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