Ricordando Christo: Ho Lavorato a The Floating Piers

(Luca con Christo)

Ieri ci ha lasciati Christo, uno dei massimi artisti della Land Art moderna.

Quando ho iniziato a immaginare il modo migliore per ricordare e omaggiare la grande storia artistica di questo artista (e anche la storia umana e lavorativa del suo sodalizio, d’arte e d’amore, con la sua amata Jeanne-Claude), ho pensato che il modo migliore fosse raccontare una delle sue ultime opere sul suolo italiano, The Floating Piers.

E il modo per raccontare l’esperienza di una delle installazioni più suggestive di Christo, era raccontarla attraverso le foto e la testimonianza di un caro amico che ha lavorato come volontario nella realizzazione, nella manutenzione e nella gestione dei visitatori durante tutte il periodo della durata.

Luca è un ragazzo molto attivo nei progetti culturali internazionali (attualmente è in Polonia), quattro anni fa, in occasione di The Floating Piers, realizzai una bella intervista per il portale 5Avi, che ripropongo volentieri, il mio modo per omaggiare la creatività e l’opera di Christo, per ricordarlo. 

 

 

 

Enrico: Come sei stato coinvolto nel progetto Floating Piers? Avevi mai conosciuto le opere e l’attività di Christo prima?

Luca: Oggettivamente mi son candidato mesi e mesi fa quando le vacancy son state aperte sul sito di The Floating Piers, in quanto residente in zona e conscio della possibilità che a fine studi (terminati ad aprile) potessi esser disoccupato ed interessato ad un’opera del genere.

Poi son stato alquanto fortunato nel processo di selezione.

Si, è un’artista globale di cui conosco il nome da oltre 10 anni, dai primi libri di Storia dell’Arte passati sotto mano, nonché da progetti monumentali che tutti han sentito parlare almeno una volta (vedasi il Bundestag).

 

(Una veduta dell’installazione)

 

Enrico: Che ruolo hai avuto nell’opera? Qual’era il tuo compito durante il periodo dell’installazione?

Luca: Ho ricoperto assieme a circa 1000 persone, il ruolo di Monitor, i cosiddetti “angeli dell’evento” incaricati di assicurare la sicurezza del pubblico durante le loro passeggiate.

Durante il periodo dell’installazione ho provveduto a pulizie e manutenzioni.

 

 

Enrico: Che impressione hai avuto del pubblico venuto a visitare l’Opera? Sono venuti perché appassionati d’arte, semplice curiosità o per poter dire “io c’ero?”

Luca: Il pubblico venuto a visitare l’Opera, in maggior parte, è della stessa fattispecie del pubblico dell’EXPO: gente calamitata e catturata da un evento di portata mediatica nazionale ed internazionale, catapultatasi solo per esserci e per fare il cosiddetto “cammino sulle acque”.
Una distinzione forte per rispondere alla tua domanda la farei tra pubblico straniero ed italiano..
Il pubblico straniero è stato più educato all’opera (penso in maggior parte alla grande maggioranza del pubblico tedesco che s’è fatto vedere) dai media di quanto quello italiano sia stato.
Quello italiano è stato in larghissima parte presenzialista, e pure educato male sulle misure da adottare sull’installazione (gente venuta senza zainetti, che pensava di far bagni, che s’è bevuta ogni cosa letta su internet, pure partiti politici che si son inventati propaganda sulla piattaforma in base – guarda caso – a riferimenti presi da internet).

Per fortuna solo in pochi sono stati i cafoni e poche le cafonate.

 

(Turisti in visita all’opera)

 

Enrico: Secondo te che bilancio si può fare su Floating Piers? E’ un esperimento riuscito o è stato un qualcosa di cui si poteva fare a meno?

Luca: I numeri son ottimi: le stime davano sui 500-700mila visitatori in 2 settimane, ed alla fine ci si è avvicinati al milione e mezzo.
L’esperimento dal punto di vista artistico è totalmente riuscito, dal punto di vista anche ingegneristico è stato eccezionale.
Le cose che son state pessime:

  • la comunicazione dell’evento a livello mediatico nazionale (tra televisioni ed internet – un macello di dimensioni gigantesche; gente che riteneva valide considerazioni di Christo risalenti a mesi fa, gente che non ha mai obbedito ad un ordine di noi monitor nonostante richiami, gente che doveva fare quello che voleva ad ogni costo)

  • l’educazione all’evento (in pochissimi hanno approcciato l’evento sotto alcuni punti di vista artistici, han presenziato solo per dire di esserci e basta).

  • L’offerta culturale attorno all’evento (davvero scarsissima: 0 possibilità di vedere dei concerti, dei buskers, delle mostre…poco pubblicizzata la mostra di Christo a “Le Palafitte”, a mio avviso molto distante la mostra di Christo a Santa Giulia (a Brescia)…Boh, peccato per i comuni, potevano sfruttare molto e molto di più l’evento.

Enrico: A tuo giudizio che impatto ha avuto l’opera sul Lago e i suoi abitanti?

Luca: 1 milione e mezzo di turisti probabilmente son stati i turisti del Lago d’Iseo degli ultimi 10 anni, qua li abbiamo avuti in 2 settimane.
Ho visto gente molto entusiasta, opportunità di lavoro concesse a giovani ed a gente di ogni età, felicità in generale, ammirazione.
Prima dell’opera il bresciano medio poco incline a pensare “fuori dalla propria zona di comfort” aveva stroncato l’opera, denigrata.

Poco alla volta, ognuno s’è ricreduto. Per fortuna.

(Veduta notturna di Floating Piers)

 

Enrico: Hai qualche aneddoto che vorresti raccontare legato a questa installazione?

Luca: Aver avuto modo di finire sui media di mezzo mondo causa foto che mi ritraevano durante i lavori di manutenzione pre-evento.
Aver conosciuto un sacco di persone validissime alle quali auguro il meglio.
Aver visto arrivare un turista residente in Australia con la cittadinanza di KIRIBATI (non so se mi spiego).

Aver parlato con un sacco di turisti stranieri estasiati per la bellezza del Lago d’Iseo, che nessuno conosceva o quasi (nemmeno i tedeschi – il che è strano visto che è a 70 km dal Lago di Garda che è tipica colonia tedesca/olandese estiva) e desiderosi di tornarci.

Aver parlato con un sacco di persone che avevano partecipato ad altre installazioni di Christo in passato e che aveva conosciuto Jeanne Claude di persona.
Potrei continuare davvero a lungo, chiudo qua.

Enrico: Molti critici hanno definito quest’opera una “baracconata” o “inutile”, il tuo giudizio in merito?

Luca: Che molti critici d’arte dovrebbero trovarsi un lavoro serio, magari incline al fatto che da artisti o aspiranti teorici, in gioventù essi stessi han fallito male.
Troppo facile stroncare senza nemmeno presentarsi all’opera.
Troppo facile far risaltare la propria idea che come al solito dev’esser distruttiva delle idee altrui che puntualmente han molto più successo.
Troppo facile distruggere e convincere centinaia di migliaia di persone a stroncare ed a non presentarsi a causa dell’ennesimo, inutile atteggiamento da bastian contrario.

Ma l’Italia funziona ed ancora stipendia mentecatti di decimo ordine (su 9 ordini disponibili) perché un sacco di gente vive e pende dalle parole di questi buffoni, che tanto pontificano e poi vogliono distruggere il presente e l’avvenire dell’arte di continuo.

Enrico: Alla fine, che valutazione dai di questa esperienza? Sarebbe replicabile in altre parti d’Italia?

Luca: Come evento di per sé, è stato ottimo, son mancati:

  • un po’ di pragmatismo da parte come detto, dei comuni;

  • comunicazione mediatica;

  • educazione artistica all’evento per sé.

Ma alla fine è andata ottimamente e le generazioni future che abitano sul Lago d’Iseo o nella zona bresciana/bergamasca ricorderanno l’esperienza a vita.
No, l’evento non è replicabile in altre parti d’Italia né altrove nel mondo.
Sarebbe una “low rate cheap quality” di un’opera unica.
Secondo te avrebbe senso replicare la Mona Lisa di Leonardo e pretendere che la gente guardi in un museo un palese falso solo per sfruttare l’onda emotiva generata dall’originale?
Inoltre, lo studio di fattibilità del progetto era chiaro: un sacco di laghi del Nord Italia vennero studiati per l’evento, Iseo alla fine fu scelto.

Vi è un TASCHEN già in vendita che menziona tutti i dettagli, anche i segreti dei lavori dal 2014 ad oggi.

Leggetelo, è molto interessante.

(Luca sull’installazione)

 

Foto © Luca Bisighini 2016

2 Comments

    • Prego, ho seguito con interesse i lavori di Christo e ho avuto il piacere di intervistare Luca, che ha saputo trasmettere le sue sensazioni ed emozioni a partecipare a un simile progetto

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